Cairoli e il suo ritiro da leader: la sua ultima, più grande e più sofferta vittoria

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L’annuncio, un po’ come un fulmine a ciel sereno, del ritiro a fine stagione di Antonio Cairoli giunge come un pugno nello stomaco. Capisci che il tempo è volato via e che la parabola agonistica di Tonino stia giungendo al termine. Grandissimo. Inarrivabile, visto il turn over, vero fast&food, del mondiale MX. Resta il rimpianto per un titolo, il decimo e forse qualche altro ancora, sfuggito dopo quella folle decisione (sua? Di De Carli?) di correre anche con una mano fuori uso.

Da allora Tonino, “il sicilianuzzo”, troppo spesso snobbato dalla stampa filo nordista del suo primo titolo, pronta ad incensare Philiphaerts e poi, ancor oggi peraltro, il mai vincente Lupino, ma che ben presto iniziò ad accorgersi che il ragazzo venuto da Patti fosse un fuoriclasse. Dal “minchia che spettacolo” del primo anno in Yamaha al fluente slang inglese di oggi, una vita di sacrifici e di successi. Il minicrossista che doppiava con un 85cc i piloti 125 (e anche 250) del regionale calabro e siculo sul finire del ‘900, appariva di un livello superiore. Lo aveva capito Antonio Cutroneo che lo seguiva ovunque: sulle piste dure di Sicilia e Calabria e su quelle di sabbia del Supermarecross: quello vero ed eroico antecedente all’attuale – e del Beach Cross, omologo del Supermarecross. Qui la rivalità – correttissima in pista – con Enzo Lombardo – mandò la tensione al calore bianco fra i due gruppi di tifosi: messinesi per Cairoli e catanesi al seguito di Lombardo.

Dopo due gare Tonino fece il salto di qualità e andò a Padova al Team di Paolo Martin. Stagione d’esordio fra luci, ombre ed incertezze. Ancora una volta l’angelo custode Cutroneo intervenne (forse questo Cairoli non lo ha mai saputo) e in un lido della Tonnara di Palmi, in occasione della finale Supermarecross di quell’anno fu scritta una lettera accorata all’avv. Francesco Zerbi, all’epoca Presidente della FIM. Che prese a cuore l’appello e fece il miracolo concretizzatosi in un interessamento della FMI e nel passaggio al team De Carli. Cosa che, purtroppo, dopo poco tempo, coincise anche con la rottura dei rapporti con Cutroneo. Il primo contratto di Cairoli era meno di un reddito di cittadinanza: 500 euro al mese e i premi in caso di vittoria. I successi giunsero a raffica e anche i titoli. Il resto è storia nota. Nel corso di questa avventura Tonino è diventato Antonio e poi Tony. E’ maturato. Ha sofferto per la morte dei genitori, mamma Paola e papà Benedetto. Ma al contempo ha maturato, forte di quei valori di uomo meridionale, l’esigenza di costruire la sua famiglia insieme a Jill, la fidanzata olandese, con la quale dopo un collaudato rodaggio è convolato a nozze diventando poi padre di un bellissimo bimbo. La sua realizzazione come marito e come padre può ora dirsi completa ed il cavaliere intrepido vincitore di mille battaglie ha compreso che fosse giunto il momento di smettere i panni del guerriero e che nella vita esistano valori superiori e diversi, rispetto a quello di inseguire il record di titoli di Everts o l’ennesima bandiera a scacchi: effimero segnale di vittoria in un mondo di falsi lustrini e di spietati lanisti pronti ad osannare il vincente di turno e poi a deriderlo o gettarlo nel limbo in nome di spietate logiche di profitto che hanno fatto perdere allo sport della moto il fascino e l’aura di eroismo nonostante le “belle facce” dei pezzi grossi dell’attuale establishment politico che sorridono onuste e pregne del loro illusorio potere.

Il grande Francesco Zerbi amava ricordare: “Sono uscito di scena e mi son fatto da parte quando ero all’apice del successo e senza problemi ad essere riconfermato. Ho lasciato all’apice del successo e del consenso. Tutti mi ricordano e qualcuno mi rimpiange“. Cairoli ha fatto lo stesso. A conferma della sua maturazione e della consapevolezza della finitezza del successo sportivo. Lascerà da leader e non da pilota anziano sul viale del tramonto umiliato in pista, criticato sulla stampa e deriso sui social. Anche questa è una vittoria di Cairoli. L’ultima. Forse la più sofferta e pertanto la più grande. Ciao, Tony. E grazie con tutto il cuore per quanto ci hai dato durante un percorso di vita in cui tante volte fummo accanto a te sulle solatie piste di sabbia di un Sud che fu la culla del tuo talento e la patria dei tuoi primi tifosi e di quei piloti che un giorno racconteranno ai loro nipoti d’aver corso con il pilota più forte del mondo. Buona fortuna, Tony. E buona vita!!

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