Coronavirus, riflettere per ripartire

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L’emergenza Coronavirus sta paralizzando la nazione. Il momento è indubbiamente delicato. Anche il mondo dello sport è stato costretto a fermarsi. Sospesi i campionati di molte discipline. Partite rinviate. Altre disputate a porte chiuse. Nessuno avrebbe mai previsto una simile situazione che, in parte, è frutto anche di provvedimenti delle autorità e del Governo inizialmente contraddittori e tardivi, e poi convulsi, a conferma che il panico abbia preso il sopravvento e che un fattore imponderabile e incontrollabile abbia fatto venir meno le certezze tecnocratiche di una intelligencija di burocrati becera e protesa, attraverso il massiccio utilizzo di diavolerie informatiche, a ridurre in totale soggezione un popolo oberato di tasse e senza soverchie possibilità di costruire per sé e per i propri figli condizioni di benessere.

Ben venga allora l’emergenza se potrà contribuire a far comprendere la necessità di rispettare l’umanità dell’Uomo e della necessità di recuperare valori antichi di solidarietà che l’informatica al servizio della finanza globalizzata vorrebbero far venir meno e far scomparire. Ora è emergenza. Purtroppo il mondo dello sport ai suoi livelli massimi tace. O dice corbellerie. Laddove in nome di meri interessi economici impedisce la trasmissione in chiaro di incontri calcistici che avrebbero contribuito a lenire l’aparthaid dei tanti contagiati in quarantena. Scartoffie e panzane. Per difendere interessi di bottega venendo però smentiti dalle emittenti. Vergogna.

Forse, pur sbagliando i modi e la terminologia il presidente dell’Inter made in China non aveva tutti i torti a sbottare come ha fatto beccandosi un deferimento e roboanti richieste di sanzione. Transeat. Preferiamo tacere. In passato giudici di altra federazione sanzionarono con una carezza un tesserato pregiudicato sia dalla giustizia federale che da quella ordinaria, che tramite i social infuriava un presidente di Comitato evidentemente poco gradito al presidente federale di quella disciplina. E non aggiungiamo altro.

In questo momento di emergenza dal dorato mondo dei paperoni dello sport era legittimo aspettarsi una gara di solidarietà. Magari per comprare moduli abitativi per realizzare a tempi di record astanterie o reparti prefabbricati per infettivi, che sono sempre meglio delle tende della Protezione Civile o della CRI. Niente. Purtroppo i Paperoni italici del calcio più che praticare la solidarietà preferiscono dedicarsi all’acquisto di vetture fuori serie: Ferrari, Porsche Mc Laren e Hummer.

Quando finirà la pandemia sarebbe bene rivedere radicalmente molte cose nel mondo dello sport professionistico. Checchè ne pensino gli unti dal Signore che governano questo mondo.

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