Da Milano a Reggio in mountain bike con Domenico Zoccali

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Alla vigilia della tappa del Giro d’Italia che vedrà tingersi di rosa la nostra regione, vogliamo fare un omaggio a questo incredibile mezzo a due ruote che permette di vivere, di esplorare, di raggiungere luoghi impensabili. La bici parla di libertà, insegna cos’è la fatica, cosa significa salire e scendere, insegna a vivere. Il ciclismo è un lungo viaggio alla ricerca di sè stessi.

Ecco la testimonianza di Domenico Zoccali e della sua esperienza sportiva vissuta in solitaria, in sella alla sua mountain bike:

Chi scrive è uno sportivo a 360 gradi. Pratico sport fin da quando ho memoria.
Sono un medico di medicina generale, mi occupo anche di nutrizione ed alimentazione ed ho fatto dello sport non solo il mio hobby ed il mio divertimento ma un po’ anche il mio lavoro ormai, dal momento che seguo l’alimentazione di parecchi atleti. Abituato alle sfide sportive e non, nel periodo del lockdown, maturo l’idea di mettermi in gioco ancora una volta e superare me stesso. Decido così che, dopo i mesi di duro lavoro in prima linea contro il Covid, avrei fatto un’esperienza sportiva e allo stesso tempo spirituale intraprendendo un pellegrinaggio in solitaria con la mia mountain bike. Scelgo la storica via Francigena, che da Canterbury porta al Vaticano, un cammino che in Italia è lungo circa 1000 km.
Inizia in quel momento il mio viaggio, ben tre mesi prima dello start, perché un viaggio del genere inizia quando lo pensi e lo vivi ogni giorno, ogni singolo allenamento.
Ci tengo a precisare che imprese sportive del genere non si improvvisano ma sono frutto di duri allenamenti; la preparazione fisica e mentale sono fondamentali, perchè bisogna conoscere quali sono i propri limiti fisici e mentali ed essere anche pronti agli imprevisti.
Dopo i mesi di preparazione e pianificazione arriva il giorno della partenza, scelgo Milano come città di partenza perché questa città rappresenta per me l’inizio del mio cammino.
Il primo giorno vola, l’entusiasmo e la voglia di vivere questa esperienza di libertà non mi fanno avvertire un minimo di fatica, nonostante i tanti km percorsi già dal primo giorno. Il secondo giorno, passato in Emilia Romagna, mi accingo ad affrontare la scalata dell’Appennino tosco emiliano attraverso il Passo della Cisa, con il sovraccarico dei bagagli che non è scontato, ma i duri allenamenti nelle montagne dell’Aspromonte danno i loro frutti e così al terzo giorno sono già in Toscana. Qui inizia un altro tipo di viaggio, le immense distese della Pianura Padana prima e delle colline parmensi poi, lasciano il posto alle bellezze delle campagne toscane, al buon cibo, al buon vino ed ai paesaggi straordinari. Passato qualche giorno tra i sali scendi spezza gambe della Toscana, arrivo nel Lazio e al sesto giorno, dopo due giorni di vento forte contrario e temporali, arrivo a Roma per concludere a San Pietro il mio pellegrinaggio in bici.
Fatto un breve check del mio fisico, decido che si può provare a scendere in bici. I giorni di ferie stanno per finire e la mtb non mi consente di essere veloce come una bici da strada, perciò bisogna solo spingere. Finisce così il cicloturismo ed inizia il ciclismo, finisce il pellegrinaggio e inizia la sfida sportiva. Così nel giro di due giorni mi trovo già ai piedi del Parco Nazionale del Pollino. Scalarlo e scendere sul litorale è duro ma ormai non ho più intenzione di mollare. Altri due giorni di lunghe pedalate sul litorale lucano e calabro, riesco così ad arrivare a Reggio il 6 settembre, giusto in tempo per brindare insieme a familiari ed amici il mio compleanno.
È stato un viaggio duro, un’esperienza sportiva incredibile. Un viaggio in bici in solitaria di più giorni mette a dura prova il fisico ma soprattutto lo stato mentale, bisogna sapersi gestire in tutto, le forze fisiche, le cose utili al viaggio senza esagerare con il peso, il tipo di tracciato, distanze ed altimetria, alimentarsi e idratasti correttamente, gestire gli imprevisti.
I momenti più duri durante il viaggio sono stati gli ultimi giorni; attraversare il Parco Nazionale del Cilento dove erano presenti pendenze con picchi del 26% e con il carico non è stato affatto semplice.
I momenti più belli li ho vissuti in Toscana, la regione che mi ha regalato l’esperienza più bella dal punto di vista paesaggistico e culinario, ed anche per l’impegno fisico non indifferente, però il momento più sentito per me è stato incontrare un altro pellegrino che si era procurato un infortunio alla caviglia a seguito di una brutta caduta e averlo aiutato, consentendogli di proseguire il suo cammino con medicazione e fasciatura. I momenti con più emozioni sono stati l’arrivo alla Basilica di San Pietro con la consegna del Testimonium, ma soprattutto l’arrivo a casa e vedere alcuni dei miei compagni di uscite in bici che mi aspettavano per pedalare insieme gli ultimi km e i miei familiari ed amici a casa ad aspettarmi.
La differenza trovata tra il ciclismo e tutti gli altri sport che pratico è che in bici devi tirare fuori tutta la determinazione e la forza mentale rimanendo sempre concentrato. La bici ti fa tirare fuori la voglia di superare i tuoi limiti, ti dà la possibilità di stare all’aria aperta ed esplorare sempre nuovi posti. Tutto questo mi fa sentire molto appagato e soddisfatto“.