FMI, basta indolenza!

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A bocce ferme, a pochi giorni dall’Assemblea regionale elettiva della FMI calabrese, le polemiche hanno lasciato il posto ad analisi politiche ben più razionali, che esulano dal nome di chi ha vinto e millanta meriti, o di chi è stato sconfitto e stigmatizza la fallimentare gestione dell’antagonista. Ciò, per andare a scavare molto più a fondo nel tunnel del dirigismo federale che con decisione sulla cui illegittimità qualsiasi TAR avrebbe tempestivamente concordato, ha privato del diritto di voto in Calabria, il 50% dei motoclubs perchè nell’anno precedente ( 2020 NdR) non avrebbero organizzato almeno un evento. Quale che fosse. Perfino l’uscita in moto di quattro amici purchè comunicato ai burocrati romani spacciandola per “gita sociale”.

Questo capestro per la democratica facoltà di scelta elettorale, deciso in sordina dal Consiglio Federale del 2019, non aveva efficacia per l’Assemblea Nazionale, in cui tutti avrebbero potuto votare, a maggior gloria dell’unico candidato Presidente ma ha falcidiato il diritto di voto nelle Assemblee elettive regionali. Caso emblematico la Calabria. 81 motoclub iscritti. 41, dunque poco e niente più del 50%, ha diritto di voto. Fra gli esclusi un club attivissimo, il Mc Reggio Calabria, uno fra i più antichi della penisola con la sua matricola 0829. O le Aquile del Sud di Bova Marina, veri grand routiers, con uscite di gruppo e viaggi lunghi per l’Europa ma che non avevano pensato di contribuire a dopare le statistiche di Viale Tiziano comunicando in anticipo attività in relazione alle quale Copioli, Lopardo e Mezzasalma restano quanto di più estraneo possa esserci. Ma tant’è .

Alla Assemblea vengono ammessi al voto 38 clubs sui 40 aventi diritto. Di questi solo 30 o 32 riusciranno a votare nel minuto concesso per esprimere il voto al computer . Pertanto chi ha vinto, chiunque esso sia, ha avuto la maggioranza dei votanti. Ovvero il 62% del 51% del totale. Quindi con la possibile approsimazione, ha votato per il vincitore piùo meno il 30% dei motoclub calabresi. Alla luce di ciò dire che il voto risulti falsato è più che legittimo. Purtroppo i motoclubs calabresi spesso brillano per una eccessiva tendenza al laissez fare laissez passer. E questo consentirà che un meccanismo elettorale illegittimo, in stile Corea del Nord, resti tal quale. A maggior gloria di chi l’ha ideato in spregio al diritto di coloro i quali, aderendo ad una Federazione Sportiva, pagano, con o senza svolgimento di attività affiliazione, tessere e licenze, e dovrebbero vedere per ciò solo tutelato il diritto democratico a partecipare ai momenti elettorali del proprio Comitato Regionale.

Anche se per scelta o forza maggiore l’anno prima del voto non il loro club non ha organizzato nulla. Un tempo, l’orgoglio dell’appartenenza alla FMI era dato anche dalla sola tessera member. Oggi per esistere bisogna fare la gita sociale. Il rimedio a tanta illegittimità e cinica crudezza di pensiero potrebbe essere un ricorso che poggi su una class action dei motoclub e, poi, all’esito, scontatamente negativo, rivolgersi al TAR. Sapranno i clubs esclusi dal voto uscire dall’atavica indolenza?

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