esagono nero.svg
rcsport-logo
rcsport-logo
search icon
ezgif.com-gif-maker (10)

Il quotidiano online dello sport a Reggio Calabria e Provincia.

Associazione di promozione sociale Onlus EMITI.

Legale rappresentante Ornella Derna.
Direttore responsabile Rocco Calandruccio.

MAIN SPONSOR

ezgif.com-gif-maker (10)
scarica-app-android-small-696x114

facebook
instagram
whatsapp
tiktok

2023 © RCsport.it - Tutti i diritti riservati. Associazione di promozione sociale Onlus EMITI. Reg. Trib. Palmi n° 1/18. Realizzato da VOLGO Agenzia Pubblicitaria

Inter, nell’attesa dell’Ataturk ripercorriamo le cinque nobili finali

2023-06-10 10:39

Francesco Lacquaniti

CALCIO, STORIE DI SPORT, Inter, Manchester City, finale, Coppa dei Campioni, Champions League,

Inter, nell’attesa dell’Ataturk ripercorriamo le cinque nobili finali

Per l'Inter di Simone Inzaghi è tempo di sesta finale contro il Manchester City di Pep Guardiola

Quella che andrà in scena a Istanbul per l’Inter sarà la sesta finale di Coppa dei Campioni/Champions League

La prima della serie se la ritagliò nella stagione 1963-64 quando, con in panca Helenio Herrera (arrivò lungo i Navigli dal Barcellona nel 1960) dopo aver eliminato: Everton, Monaco, Partizan e Borussia D., nella finale del 27 maggio 1964 giocata al Prater di Vienna batté il Real Madrid 3-1 (reti di: Mazzola, Milani, Felo e Mazzola) al termine di una partita epica dove una delle chiavi di volta fu la ferrea marcatura di Tagnin su Di Stefano. Esattamente un anno dopo allo stadio San Siro di Milano (teatro nelle semifinali dell’impresa contro il Liverpool battuto 3-0 dopo il 3-1 patito ad Anfield Road) arrivò il bis contro il Benfica (alla sua quarta finale in soli cinque anni) superato in una notte da tregenda da un guizzo di Jair che beffò Costa Pereira. Per rivedere l’Inter in finale non si dovette attendere molto. Passati, infatti, due anni appena ecco la terza finale. A contenderle la coppa (riproposta nella versione con le grandi orecchie) c’erano gli scozzesi del Celtic alla loro prima nella Nobil Europa arrivati alla finale di Lisbona dopo aver eliminato: Zurigo, Nantes, Vojvodina e Dukla Praga con l’Inter che a sua volta aveva eliminato: Torpedo Mosca, Vasas, Real Madrid (battuto a Milano da una rete di Cappellini e a Madrid con Cappellini e un’autorete di Zoco a firmare la prima di sempre in terra spagnola contro i madrileni) e C.S.K.A. Sofia superato nelle semifinali dopo tre partite tiratissime (le prime due si conclusero in perfetta parità… 1-1, in entrambe le sfide segnò Facchetti) con l’eroe di coppa Cappellini a decidere lo spareggio allo stadio Comunale di Bologna il 3 maggio 1967. La finale contro gli scozzesi (squadra di tipico stampo anglosassone che non incuteva particolari timori) si rivelò, però, una disfatta e dopo l’illusoria marcatura firmata all’avvio da un calcio di rigore di Mazzola, che permise all’Inter di chiudere in vantaggio il primo tempo, nei secondi quarantacinque l’undici di Jock Stein sfoggiò una prestazione da manuale e per l’Inter, che non resse il forsennato ritmo imposto dai britannici capitanati da Billy McNeill, non ci fu nulla da fare cadendo inesorabilmente sotto i colpi di Gemmel e Chalmers che al minuto 83 scrisse la parola fine. La leggendaria impresa degli scozzesi (accolti al ritorno in Scozia da autentici eroi) li farà per sempre entrare nella storia con l’appellativo di “Lisbon Lions”. La sconfitta contro il Celtic seguita dalla sconfitta contro il Mantova nell’ultima di campionato, che regalò lo Scudetto alla Juventus, segnò la fine della Grande Inter di Helenio Herrera ma non suo idillio con l’Inter rimanendovi un’altra stagione rivelatasi avara di soddisfazioni. La quarta finale di Coppa dei Campioni non tardò molto ad arrivare. Passati, infatti, cinque anni appena a giungere in finale (superando nelle semifinali dopo la lotteria dei calci di rigore il Celtic in un Celtic Park infuocato grazie agli infallibili rigoristi: Mazzola, Facchetti, Frustalupi, Pellizzaro e Jair) fu l’Inter di Giovanni Invernizzi che dopo averla riportata sul tetto d’Italia l’anno prima (subentrò al paraguaiano Heriberto Herrera) riuscì a centrare la finale della Coppa dei Campioni avendo ancora in squadra cinque reduci della Grande Inter: Burgnich, Facchetti, Bedin, Jair e Mazzola. A contenderle la coppa c’erano i campioni in carica dell’Ajax fautori del calcio totale che ebbero la meglio con una doppietta di Crujff a firmare il 2-0 anche se la rete che sbloccò la partita a inizio ripresa fu frutto di tre clamorose ingenuità e contro quell’Ajax che l’anno seguente centrò il tris contro la Juventus serviva la partita perfetta. La quinta finale (dopo due cocenti eliminazioni nelle semifinali… la prima nei primi anni ’80 col Real Madrid, l’ultima nel 2003 col Milan) arrivò a distanza di ben 38 anni. Era l’Inter di José Mourinho che, dopo aver fatto fuori nelle sfide a eliminazione diretta: Chelsea, C.S.K.A. Mosca e i campioni in carica del Barcellona, battendo nella finale del Santiago Bernabeu di Madrid il Bayern Monaco 2-0 con una doppietta di Milito si aggiudicò quella che nel frattempo mutuo il nome in Champions League per la terza volta nella sua storia centrando (unica italiana a riuscirci) il “triplete”

Adesso per l’Inter di Simone Inzaghi forgiata su un consolidato 3-5-2 che fa leva sulle fulminee ripartenze è tempo della sesta finale contro il Manchester City di Pep Guardiola fautore del tiki-taka, evoluzione moderna del calcio totale ereditato da Johan Crujff il cui padre (Rinus Michels) lo ereditò dal suo mentore, l’inglese nato a Manchester (Jack Reynolds) che rivoluzionò il calcio guidando l’Ajax.