
È finita nel modo più amaro. Senza un campo, senza una squadra, senza più un progetto. A rimanere, per ora, sono solo i debiti e le macerie di una storia che affonda. L’A.C. Locri 1909, salvo miracoli dell’ultimo minuto, chiude i battenti. E lo fa con una conferenza stampa dai toni durissimi del suo (ormai ex) presidente Cesare Polifroni, che un mese fa aveva messo il titolo sportivo nelle mani del Comune, denunciando pubblicamente una situazione drammatica: “Mi sono messo contro tutto e tutti per saldare debiti che non avevo mai contratto”.
“IL LOCRI NON È FALLITO OGGI, MA ANNI FA”
Nessuna passerella, nessun congedo diplomatico. Solo rabbia, frustrazione e stanchezza. “Il Locri calcio non è fallito oggi. È caduto da tempo, travolto da anni di gestione disastrosa, da scelte sciagurate e da silenzi colpevoli”, attacca Polifroni. “Io – aggiunge – ho messo a repentaglio persino la mia famiglia per salvare questa squadra. E in cambio ho ricevuto solo attacchi, veleni, calunnie. Ma i veri colpevoli dei debiti, quelli che li hanno creati, lo sanno bene chi sono”.
DEBITI A VALANGA: UN FIUME IN PIENA
Polifroni ha snocciolato numeri che fanno rabbrividire: quasi 300 mila euro tra debiti federali e pendenze con il fisco, molte delle quali risalenti alle stagioni 2016–2019. “Cartelle esattoriali arrivate all’improvviso, multe per illeciti non commessi da me, pignoramenti, ingiunzioni. Ho pagato di tasca mia tutto ciò che potevo. Ma adesso basta”.
Dalle parole dell’ex presidente emerge un quadro inquietante: un passaggio di consegne mai trasparente, un faldone con dati incompleti, pendenze nascoste e un sistema che – dice – “è costruito per far fallire chi vuole lavorare onestamente”.
IL COMUNE RESTITUISCE IL TITOLO, CALA IL SIPARIO
Poche ore prima della conferenza stampa, era arrivato l’ennesimo colpo di scena: il sindaco aveva ufficialmente restituito a Polifroni il titolo sportivo, prendendo atto della mancanza di soggetti realmente intenzionati a subentrare e garantire continuità. Tradotto: nessuno ha voluto o potuto farsi carico del disastro.
Il Cavallo Alato, simbolo storico della città, è rimasto senza scuderia. “Da oggi in poi – ha tuonato Polifroni – ognuno si assuma le sue responsabilità. Io ho fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità, forse anche troppo. Ora basta. Mi fermo qui”.
SALVO RIBALTONI, IL LOCRI È FUORI DAL CALCIO
Il rischio concreto, adesso, è che il Locri scompaia dalla mappa del calcio calabrese. Nessuna iscrizione all’Eccellenza, nessuna squadra, nessun progetto giovanile. Solo una fine amara, figlia di anni di leggerezze e di parole non seguite dai fatti.
Polifroni lascia, portandosi via l’ultima fiammella di passione e senso di responsabilità. “Ho speso soldi, tempo, energie. Ho difeso l’immagine del club fino all’ultimo. Ma contro l’indifferenza, contro chi ha fatto solo danni, non si può combattere da soli”.


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