
Il 7 novembre 1926 l’Inter va a far visita alla Juventus campione d’Italia in carica. È la quattordicesima volta che bianconeri e neroazzurri incrociano i loro destini ed è la prima volta che l’attaccante magiaro Ferenc Hirzer (in forza alla Juventus già dalla stagione precedente ma destinato ben presto a lasciarla…) gioca e segna contro l’Inter. La rete, pur giunta su calcio di rigore, darà il là al netto successo dei ragazzi di József Viola che rimpingueranno le marcature con Pastore (autore di una doppietta) e Munerati. Di Castellazzi la rete dei bauscia.
Quello disputato a Torino (si giocò allo stadio di Corso Marsiglia) sarà soltanto il primo dei quattro incroci che in quella stagione vedranno opporsi le due squadre e sarà anche l’unico condito da un successo bianconero costretti poi a cedere sempre l’intera posta anche se per Hirzer ci sarà spazio per segnare un’altra rete e lo farà il 26 giugno 1927 (sempre in terra piemontese) con una zuccata che battendo Degani renderà meno amari i contorni della sconfitta. Per Hirzer il biennio in maglia bianconera sarà, comunque, in grande stile visto che grazie alla sua notevole prolificità sotto porta (segnerà 50 reti scendendo in campo 43 volte) li aveva riportati sul tetto d’Italia a distanza di vent’anni dall’ultima volta infilando il cuoio in fondo sacco per ben 35 volte (la prima refertando una tripletta al Parma) e con sole 25 presenze.
Terminata l’esperienza all’ombra della Mole Hirzer ritornerà in Italia parecchi anni dopo e lo farà non più da calciatore bensì nelle vesti di allenatore per circa un trentennio. Periodo che lo vedrà girovagare lo “stivale” (farà anche una fugace comparsa in Serie A guidando il Liguria) toccando anche la lontana terra di Calabria dove si accomoderà sulla panca della Palmese (oggi confinata nel campionato di Eccellenza) impegnata nel probante campionato di Serie C (più precisamente nel girone D) che vide primeggiare il Toma Maglie anche se, nonostante la forza offensiva datagli dal patavino Nicola Colla, nel girone finale per la promozione in Serie B non riuscì a staccare il biglietto per la cadetteria staccato invece dal Cagliari. Subentrato a Silvio Brioschi, Hirzer giungerà 12o ma la riforma del campionato di Serie C (dall’anno venturo a girone unico) non gli permetterà di salvare l’importante categoria.
Nonostante il declassamento in IV Serie Hirzer riuscirà ugualmente a entrare nella storia neroverde grazie a belle prestazioni (scoppiettanti quelle in terra laziale con il Latina fermato sul 5-5, al Giuseppe Lopresti con il Toma Maglie che non andò oltre il 3-3 nonostante la superba prestazione di Colla e col Cosenza anch’esso fermato a Palmi sul 3-3) alcune delle quali arricchite da importanti successi contro squadre molto forti quali Catanzaro (regolato da una doppietta di Sebastiani), Arsenal Taranto (1-0 con rete di Sbarra giunta un attimo prima del triplice fischio finale di Cardella di Palermo) e Latina caduto alle pendici del monte Sant’Elia con un sonoro 4-0 aperto da Sebastiani ma soprattutto Bari battuto allo stadio della Vittoria da un guizzo di Sbarra.
Era la domenica pomeriggio del 16 marzo 1952, un giorno che la Palmi calcistica non dimenticherà mai, come mai dimenticherà il formidabile ex attaccante magiaro arrivato anche a vestire la casacca della nazionale ungherese che le diede lustro e che anni e anni prima incantò il presidente del sodalizio bianconero Edoardo Agnelli.


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