
Angelo Colombo, nato a Gattinara (nel vercellese) il 13 maggio 1935, è stato il portiere titolare del Cagliari dal 1960 al 1965 ed è stato il primo portiere a difendere la porta dei sardi in Serie A. Lanciato dalla Pro Vercelli (dopo la trafila nelle giovanili del Gattinara e della stessa Pro Vercelli, approdò in prima squadra nel 1954 giocandoci fino al 1959, vercellesi che si barcamenavano tra Serie D e Serie C), nel 1959-60 si trasferisce al Messina in Serie B esordendo in occasione della partita Messina – Brescia (finì 0-0) giocatasi il 20 settembre 1959 al Giovanni Celeste subendo la sua prima rete 7 giorni dopo (sempre al Giovanni Celeste) nel 2-1 inferto dai peloritani al Lecco (a violarne la porta fu il leggendario attaccante ungherese dell’Inter Nyers che nonostante la non più tenera età mettendo a segno 8 reti darà un sostanziale contributo alla prima storica promozione in Serie A dei manzoniani). In terra messinese rimarrà una sola stagione per poi approdare al Cagliari (con i sardi partirà dalla Serie C ma nel volgere di pochi anni vedrà la Serie A).
Nella massima serie Colombo si conferma portiere dalle indiscusse doti (la stoffa c’è e si vede) e in quella che sarà la sua ultima stagione in rossoblù (stagione che vedrà confermato in panca il vero eroe del Cagliari di quegli anni, l’allenatore Arturo Silvestri) chiuderà con un buon piazzamento (il 6o) a -20 dall’Inter mondiale del “mago” laureatasi campione d’Italia per la nona volta. Inter che nel corso di quella stagione rifilerà al Cagliari cinque reti. Due subite all’Amsicora da Colombo (con Mazzola che darà il là al successo dei neroazzurri messo poi al sicuro da Jair) e tre subite dal suo secondo (l’oggi ottantottenne Sergio Bertola) quando il Cagliari scese in campo per la prima volta in assoluto a San Siro. Era il 7 marzo 1965. Sfortunatamente il Cagliari ritrovò l’Inter ai quarti di finale di Coppa Italia e per Colombo la serata milanese del 28 aprile 1965 non fu certo delle migliori visto che abdicò sei volte anche se per qualificarsi alle semifinali i bauscia soffrirono parecchio venendo costretti alla disputa dei tempi supplementari che ne avrebbero decretato il tennistico 6-3.
Chiuso il quinquennio al Cagliari, i tempi del grande salto son vicini, su di lui getta l’occhio la Juventus e arrivati nell’estate del 1965 ecco materializzarsi il passaggio in bianconero. All’ombra della Mole troverà, però, poco spazio (Roberto Anzolin era inamovibile) mettendo insieme in tre stagioni 5 presenze appena incassando altrettante reti, quattro delle quali nel derby col Torino impostosi con un secco 0-4 (partita molto triste quella giocatasi al Comunale di Torino il 22 ottobre 1967 chiusa dalla rete del numero 7 Carelli, la stessa maglia indossata da Gigi Meroni scomparso la domenica precedente in un tragico incidente stradale…).
Chiusa l’esperienza juventina lo ingaggia l’Hellas Verona (si ritaglierà altre cinque stagioni a buoni livelli) chiudendo la carriera nel 1975 con l’Omegna all’età di 40 anni (vi era arrivato nel 1973 “retrocedendo” dalla Serie A alla Serie D). Scomparso a Vercelli il 13 marzo 2014, Gian Luigi Caron su di lui scriverà un libro (il volo di Colombo) uscito pochi mesi prima della sua scomparsa. Un libro che ripercorre le tappe calcistiche d’un portiere consacratosi in un Cagliari che da lì a qualche anno avrebbe centrato un memorabile Scudetto.



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