
La tredicesima trasferta di sempre in terra rosarnese (ventuno anni dopo l’ultima) si è conclusa con un pareggio [2-2… reti di: Tapia (P.), Amarildo (V.R.), Cianci (P.) e Amarildo (V.R.)] che non ha permesso alla Palmese di compiere balzi significativi in classifica (anzi si scivola di una posizione) ma da sicuramente un pizzico di fiducia in vista del prossimo impegno (domenica 12 ottobre al Giuseppe Lopresti sarà di scena il Brancaleone) e per quelli che verranno.
Il pareggio colto a Rosarno [il terzo rendicontando anche i precedenti (1-1 nel 1964 e 0-0 nel 1981…) su un campo storicamente avverso], mette, però, a nudo un piccolo limite (qualche avvisaglia la si era già vista in coppa) riguardante la leggerezza nel gestire il vantaggio come era successo con la D.B. Rossoblù Città di Luzzi.
Premesso che sia la D.B. Rossoblù Città di Luzzi che la Virtus Rosarno sono (sulla carta) squadre più accreditate della Palmese, è giusto evidenziare questo piccolo limite e lavorare per limarlo. Il primo a volerlo è Saso Bracco che saprà sicuramente trovare le giuste contromisure. Solo così si potrà risalire la china (dopo quattro giornate la classifica non è certo un totem, basta pensare che se si fosse vinto a Rosarno si era a ridosso delle prime…) avvicinando posizioni che diano brio a un campionato di Eccellenza che, pur essendo il massimo torneo regionale, non rappresenta certo il top per una piazza esigente come Palmi. Piazza giustamente esigente è in quanto tale capace di trasmettere gli stimoli giusti a capitan Lavecchia e compagni che (loro per primi) son pronti a tirare fuori il meglio per i gloriosi colori neroverdi sulla breccia da oltre un secolo; come han fatto i passionali tifosi in occasione della trasferta rosarnese (la cornice di pubblico accorsa al Giovanni Paolo II non ha tradito le attese) che li ha visti presenziarla in gran numero incitandoli e applaudendoli soprattutto dopo il triplice fischio finale che, guardando alla bontà della prestazione, ha lasciato una scia di fiducia.



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