
Contestazioni ai limiti della guerriglia, dimissioni dell'allenatore per il quale si attende solo il comunicato ufficiale, dirigenza paralizzata e squadra spenta sotto tutti i punti vista. La Reggina non esce con le ossa rotte dal Granillo dopo la sconfitta contro la Vigor Lamezia, perché sarebbe riduttivo soltanto pensarlo. Disintegrata, devastata da sé stessa, ecco così si rende di più l'idea. La squadra amaranto non ha la forza, non ha la voglia, non ha l'impeto di cambiare rotta ad una stagione iniziata come peggio non si può. Non corre come dovrebbe, non lotta come ci si aspetterebbe e non gioca come potrebbe. Una mente lucida direbbe che siamo ancora solo all'ottava giornata e i punti in palio sono così tanti che le 7 lunghezze dal primo posto sono ancora ampiamente colmabili. Impossibile, però, fare questi discorsi davanti ad una serie infinita di prestazioni imbarazzanti e con davanti una classifica che - nonostante sia la fotografia di metà ottobre - recita 13esimo posto che oggi varrebbe gli spareggi per non andare in Eccellenza. Ecco, dunque, che si ha la sensazione di essere al punto più basso della storia ultracentenaria della squadra amaranto. Allora no, la lucidità può fare ben poco al momento.
Analizzare la partita è compito paradossalmente semplice. In campo si è vista una Vigor Lamezia alle prese con un nuovo vestito, quello cucito in fretta e furia in soli 4 giorni dal nuovo allenatore. Quel Mancini presentato a pochi giorni dalla sfida del Granillo e che, senza arrivare mai in porta in 90 minuti, riesce a gettare nello psicodramma la Reggina. Come? Difendendosi in maniera compatta e rocciosa, superando poche volte la metà campo, facendo salire in cattedra il proprio portiere con ottimi interventi e sfruttando l'inerzia finale con gli amaranto assenti in difesa. Ci perdoneranno, però, i buoni corregionali di Lamezia se diciamo che questa partita l'ha persa la Reggina con il suo giro palla sterile, la sua costante mancanza di idee e gli infiniti errori nello stoppare palla, nei passaggi e nelle rare conclusioni sotto porta. Roba da scuola calcio ma roba anche di piena e profonda crisi, una crisi che mister Trocini non ha saputo fermare con una qualsivoglia mossa tattica ne ieri ne tanto meno nelle scorse giornate. Solo dei cambi di formazione partita dopo partita di dubbio significato e lo stesso inaccettabile copione dopo il fischio d'inizio. Impossibile continuare, anzi troppo tardi il cambio della guardia che la società non avuto la voglia o il coraggio di attuare qualche settimana prima, così da evitare - magari - la dura contestazione avvenuta in un surreale clima post-partita fuori dallo stadio in cui ultras e squadra sono andati pericolosamente faccia a faccia.
Le pagelle
Lagonigro 6: L'unico a meritarsi la sufficienza piena perchè il suo compito è stato il più difficile e per poco evitava il peggio. Spettatore non pagante per 90', sventa il primo sussulto della Vigor nell'azione del gol con un'uscita degna di nota. Peccato che sulla sua ribattuta sia tagliato fuori dallo specchio della porta.
Lanzillotta 5: L'intesa con Palumbo non funziona e in fase offensiva non combina nulla. Attento nelle coperture per gran parte della partita, ma sembra uno dei tanti gettati nella mischia in piena crisi.
Blondett 5: Prova ad impostare dal basso con lanci lunghi interessanti ed è spesso attento nelle chiusure. Come tutti, si sbilancia eccessivamente in avanti sul finale senza interessarsi di rimanere basso a coprire nella sua zona di competenza.
D. Girasole 5: Fuori tempo in alcune scelte di intervento e fin troppo votato all'attacco soprattutto nel finale, dove ignora fatalmente i suoi compiti difensivi alla ricerca di un gol che finisce per subire la sua squadra.
Porcino 5: Gioca terzino e, seppur adattato, prova a tenere il campo sia in fase difensiva sia quando c'è da attaccare dove alza sempre la testa in direzione area di rigore, pur senza scodellare in mezzo palloni degni di nota. Come tutta la squadra, risulta fin troppo lento e impreciso nella misura dei passaggi. Dal 16' st Grillo 5: Viene sballottato da destra a sinistra senza trovare una reale collocazione, si pesta i piedi con Di Grazia e non ha modo di entrare realmente in partita.
Salandria 4.5: A sorpresa titolare e si fatica a capire il motivo. Non al meglio, soffre visibilmente di qualche noia muscolare fin dai primi minuti. Lontano dal vivo del gioco se non in un inserimento ad inizio ripresa che potrebbe portarlo alla gloria. Peccato che risulti impreciso nel colpo di testa. Dal 22' st Correnti sv.
Laaribi 4: La sua visione di gioco è unica in rosa, il suo talento anche. Potrebbe giocare facilmente in una categoria superiore, eppure si perde in un bicchier d'acqua. Il suo voto negativo è tutto lì: in quel controllo superficiale da ultimo uomo che ha innescato il gol della Vigor.
Barillà 5: Ci prova in mischia di testa e ringhia in pressione su ogni avversario, ma sbaglia ghiotte imbucate e gestione palla apparentemente semplice per uno come lui. Sconsolato e triste, prova a non mollare, ma se anche il capitano è spaesato c'è poco da fare.
Palumbo 5: Gioca nel suo ruolo naturale da ala e si vede chiaramente come non sia un terzino. Sembra liberato dalle catene della difesa e in attacco si esalta in avvio di gara penetrando nella difesa avversaria più volte dalla sua fascia di competenza tra dribbling, finte e personalità. Con il passare dei minuti e senza praticamente mai servire un compagno si perde e si spegne. Dal 16' st Fomete 5: Propositivo in avanti, ma impacciato nelle giocate. Entra in una situazione di confusione totale e si fa inglobare dal gioco sterile.
Ferraro 4.5: Sbaglia costantemente nello stop e nello smistamento di palla. Gestisce sempre male il pallone tra i piedi. Come se non fosse abbastanza, si fa male verso la fine del primo tempo ed esce. Dal 38' pt Edera 5: Ennesimo giocatore fuori ruolo, da falso nove è limitato. Tra un liscio, tiri senza potenza e poca densità in area è mandato al fronte senza nemmeno uno scudo.
Di Grazia 5: Con le sue giocate potrebbe creare un paio di gol, ma in azioni potenzialmente pericolose si intestardisce palla al piede specchiandosi e vanificando il tutto. Sembra essere l'unico a poter incidere con un talento di livello superiore, ma ancora una volta è un elemento staccato dal resto della squadra e resta fine a se stesso. Dal 39' st Rizzo sv.
All. Trocini 4: La sua formazione sorprende per delle scelte inaspettate, come sorprendere il non saper cambiare qualcosa a livello tattico in otto giornate per scuotere la squadra da una sterilità cronica. Non motiva i suoi, non incide sulla partita, anzi come si muove sbaglia ed è palesemente a fine corsa. Si parla di dimissioni da ogni parte, ma a mancare è ancora la conferma ufficiale. Il dato di fatto, però, è chiaro: proseguire insieme non è fattibile. Peccato sia finita come nessuno se l'aspettava a ripensare allo scorso campionato.


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