
In possesso del prestigioso Diploma UEFA A, con esperienze maturate nei settori giovanili di club professionistici come Catanzaro e Crotone, il tecnico Massimo Cirillo si dichiara oggi pronto a intraprendere una nuova avventura in panchina.
Come sta vivendo questo periodo senza panchina?
Vivo questo periodo con serenità e grande equilibrio. Per un allenatore il campo è fondamentale, ma questi momenti fanno parte del percorso, credo che anche lontano dalla panchina si possa crescere. La voglia di tornare è forte, ma è accompagnata dalla consapevolezza di farsi trovare pronti al momento giusto.
In che modo si mantiene aggiornato durante questo periodo?
Cerco di rimanere sempre al passo. Vivendo in provincia di Catanzaro, approfitto di ogni occasione per vedere quante più partite possibili dal vivo: dalla prima squadra, seguendo gare di Serie B, Serie D e Primavera, fino ai campionati di Eccellenza e Promozione. Presto molta attenzione anche al settore giovanile, sia del Catanzaro sia delle varie rappresentative. Sto sfruttando questo periodo anche per crescere sotto ogni aspetto: dallo studio della lingua inglese all’approfondimento delle diverse metodologie di lavoro e delle culture calcistiche dei vari campionati. In particolare, osservo con attenzione l’approccio iniziale alle partite, le caratteristiche dei giocatori e degli allenatori, e come l’andamento di una gara possa cambiare attraverso le sostituzioni e le scelte tattiche.
Vivendo a Catanzaro ho anche la possibilità di osservare da vicino la Serie B, spesso anche durante la settimana, e questo è un grande vantaggio perché il calcio visto dal vivo restituisce sempre informazioni diverse. Parallelamente seguo diversi campionati esteri: Premier League, Liga, Ligue 1, Bundesliga e Primeira Liga. Mi incuriosiscono realtà e progetti differenti, come il Lens in Francia, il Sunderland, il Bournemouth, il Marsiglia, l’Arsenal, il Bayern Monaco, il Parma e il Manchester City, perché rappresentano modelli tecnici e organizzativi molto diversi tra loro. È sempre stimolante osservare come cambiano ritmo, intensità, principi e letture tattiche da un campionato all’altro.
Allo stesso tempo cerco di studiare e “rubare” qualcosa dai grandi allenatori, non solo nel presente ma anche da chi ha scritto pagine importanti della storia del calcio. Apprezzo molto, ad esempio, la gestione del gruppo di Carlo Ancelotti, la capacità di lettura delle partite di Massimiliano Allegri, il carisma e la mentalità competitiva di José Mourinho, così come la metodologia e l’identità di gioco di Marcelo Bielsa, oggi alla guida della nazionale uruguaiana. L’idea è prendere spunti, adattarli e costruire una visione personale, perché credo che un allenatore debba essere curioso, umile e in continua evoluzione.
Guardando alle sue ultime esperienze, cosa rifarebbe e cosa no?
Credo che ognuno, guardando indietro, trovi scelte che rifarebbe e altre che affronterebbe in modo diverso. Per come vivo il mio lavoro e il mio modo di pensare, però, il passato per me è soprattutto una fonte di esperienza.
Porto con me ciò che di buono c’è stato: i percorsi costruiti giorno dopo giorno, le persone che ho avuto la fortuna di incontrare e, soprattutto, gli spunti che ogni ragazzo mi ha dato per crescere prima come uomo e poi come professionista.
Se qualcosa non è andato come speravo, cerco comunque di trasformarlo in apprendimento. È questo che mi permette oggi di guardare avanti con maggiore lucidità e responsabilità.
Tre parole per descrivere il suo calcio.
Per me non esiste “il mio calcio” o quello di un altro. Esiste il modo in cui vogliamo interpretare alcuni principi attraverso i calciatori che abbiamo in rosa, cercando sempre di tirare fuori il meglio da ognuno.
I principi in cui mi riconosco sono gioco propositivo, coraggio e aggressività, intesa come volontà di andare a prendere l’avversario e di difendere il più possibile con il pallone. A questi aggiungo un valore che per me non deve mai mancare: umiltà. Perché solo restando umili si continua a lavorare, a migliorare e a mettere la squadra davanti a tutto.
Che tipo di progetto sta cercando?
Nel calcio parlare di progetti non è mai semplice, perché le dinamiche cambiano rapidamente. Quello che cerco è una società che mi dia fiducia e la possibilità di lavorare con continuità.
Mi piacerebbe avere a disposizione un gruppo di lavoro con un’impostazione sempre più vicina al calcio degli adulti, con l’idea di costruire un percorso di almeno due anni. Credo che il tempo e la stabilità siano elementi fondamentali per trasmettere principi, far crescere i ragazzi e ottenere risultati che siano duraturi.


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