
Oggi è uno dei procuratori più stimati e da molti definito un giramondo perché il calcio lo ha portato lontano: partendo dai campi dilettantistici siciliani ha raggiunto quelli travolgenti e appassionati del Sudamerica, passando per la natura incontaminata dei Caraibi, fino ad arrivare al cielo blu e glaciale della Mongolia. Antonio Stelitano ha vissuto un viaggio spettacolare attraversando diversi continenti insieme all’amico di una vita - il pallone - e trasformando l'incontro tra più culture in una straordinaria ricchezza umana.
Tutto inizia a Messina, dove cresce circondato dall’amore della sua famiglia che crede subito in lui. Passo dopo passo si fa strada in Serie D ed Eccellenza - con un’esperienza anche alla Taurianovese - fino ad arrivare in Serie C con l’Igea Virtus. Qui, la sua carriera si riempie di momenti indimenticabili e prende forma il primo grande scatto del suo album dei ricordi:
“Non dimenticherò mai il mio esordio tra i professionisti e il gol realizzato nel derby contro il Gela. È quello che sogni da bambino e quando accade rimane impresso nella memoria.”
Le circostanze lo pongono di fronte a una scelta decisiva, una vera e propria sliding door che cambia le sorti della sua vita. A 21 anni, tra l’incertezza dell’ignoto e l’euforia di una nuova avventura, inizia così il suo incredibile viaggio con destinazione Argentina:
“Fu mio padre ad accompagnarmi all’aeroporto e non lo dimenticherò mai per ciò che ha rappresentato per me. Prima della partenza, lui e mia mamma mi avevano regalato un piccolo dizionario, dandomi qualche suggerimento su cosa dire all’arrivo per non farmi trovare impreparato. Ma l'emozione fu così tanta che dimenticai tutto e finii per parlare soltanto in italiano.”
La passione e la grinta del fútbol argentino lo travolgono e Stelitano si immerge rapidamente in uno stile di vita che gli restituisce un forte senso di familiarità:
“Fin dal primo momento mi sono sentito come a casa. Ho stretto amicizie bellissime e a distanza di anni, oggi, due di quei ragazzi sono diventati miei collaboratori. Ho incontrato persone di cuore, calorose e generose, ma quando scendono in campo si trasformano. Lì si gioca in maniera molto dura e intensa, ma anche io facevo del temperamento e della fisicità i miei punti di forza. Per questo motivo non ho tardato ad adattarmi.”
Il calcio in Sudamerica prende vita ovunque: in ogni angolo di strada, sugli spalti gremiti e in ogni coro intonato dai tifosi. Antonio osserva il lato più umano di un Paese in cui bambini e adulti condividono lo stesso sogno:
“Mi ha impressionato la mentalità che c’è non solo in Argentina ma anche in Uruguay. La passione è talmente evidente che non puoi ignorarla e anche quando le cose vanno male, loro ti dicono sempre “vamo’ arriba” - andiamo avanti. Ho visto ragazzi fare sacrifici enormi pur di giocare con i club più prestigiosi, allenandosi anche con le scarpe rotte. È un popolo abituato ai sacrifici e mi sono immedesimato così tanto nel loro modo di vivere che, quando arrivai a Malta, molti vedendomi parlare spagnolo e bere il mate credevano fossi argentino.”
Forte dell’esperienza maturata in Sudamerica, approda nell’Europa dell’Est, in Romania. Ad aspettarlo ci sono nuovi ambienti, compagni diversi e sfide apparentemente più dure, ma altrettanto formative:
“All’inizio, la presenza di altri connazionali mi aveva spinto a interagire di più con loro. Poi, il fatto di essere rimasto il solo italiano è stata un’opportunità: in pochi mesi ho imparato il rumeno, riuscendo a guadagnarmi anche la loro fiducia e persino la fascia da capitano. È stato bello vedere che il mio carattere positivo fosse apprezzato e rispettato anche in un contesto così diverso”.
Nell’estate del 2013 viene tesserato dal Parma, ma senza trovare spazio. Ancora una volta, però, il mondo gli sorride e lo porta altrove: questa volta nei Caraibi, in Repubblica Dominicana. Con l’FC Moca scrive pagine di storia conquistando il massimo campionato e venendo eletto miglior straniero dell’anno:
“È stata la tappa più significativa se penso anche al mio lavoro attuale come procuratore. Proprio lì, ho conosciuto Jairo Alegría, Samuel Pérez e Yony Angulo che oggi seguo come miei assistiti. Inoltre, si gioca un calcio ancora più atletico e avere alle spalle l'esperienza argentina è stato un vero vantaggio. È buffo pensare che molti associno i Caraibi principalmente alle spiagge, mentre io ho vissuto prima nell’entroterra e poi in montagna immerso nella splendida natura di quella terra, ma senza mai rinunciare a qualche giorno di mare a cavallo”.
Da un estremo all’altro, arriva fino in Mongolia dove le temperature rigidissime e le difficoltà linguistiche lo mettono alla prova:
“Desideravo molto giocare anche in Asia. Mi sono trovato catapultato in una realtà totalmente diversa, con esperienze culinarie insolite e un alfabeto complicatissimo. Ciò che mi ha più sorpreso è stato lo stadio. Essendo una squadra della capitale, giocavamo le partite casalinghe e ci allenavamo in quello della Nazionale, nuovissimo e di ultima generazione: un vero spettacolo.”
Melilla, enclave spagnola situata nel Nord Africa, rappresenta un’altra tappa emblematica di un percorso in cui lo sport diventa strumento di conoscenza e condivisione:
“È stato bello confrontarmi con altri ideali, ed era affascinante osservare i loro momenti di preghiera scanditi da orari precisi e ascoltare il richiamo dei fedeli. A mio avviso, il calcio è il miglior mezzo per creare connessioni e legami forti. Certamente, durante i miei viaggi ho assistito pure ad episodi negativi, ma conoscere la realtà, anche quella più distante da ciò a cui siamo abituati, insegna a comprendere, osservare e superare ogni forma di pregiudizio.”
Il dono più prezioso è stato poter condividere ogni traguardo e nuova scoperta con sua mamma, la persona più importante della sua vita, il cui ricordo continua a vivere in modo indelebile:
“Alcuni momenti, oggi, hanno un significato ancora più profondo. Conservo splendidi ricordi della Spagna quando giocavo a Santander e lei venne a trovarmi. Mi ha seguito anche in Lituania e a Malta, un Paese che amava molto ed è stato emozionante averla accanto quando militavo nel campionato maggiore.”
Nel 2023, dopo altre esperienze internazionali e il ritorno a casa, nella sua Messina, Stelitano chiude una carriera unica e straordinaria. La sua storia insegna che dopo una fine c’è sempre un nuovo inizio e, con tenacia, professionalità e l’ambizione di sempre, si lancia in una nuova avventura:
“Anche da calciatore, nella mia mente, disegnavo le traiettorie che le carriere degli altri ragazzi avrebbero potuto prendere. Amavo l’idea di aiutarli e dare loro consigli e così ho sostenuto e superato l’esame per diventare agente FIFA. Adesso ho una mia agenzia e dedico le mie giornate interamente a questo lavoro. Il mio compito è stare al fianco dei giocatori e degli allenatori che rappresento, supportarli e gioire delle loro conquiste.”
Una menzione doverosa va alle società calabresi, sempre più attente e responsabili nei confronti dei propri tesserati:
“Attorno a queste realtà esiste purtroppo un pregiudizio legato ai pagamenti. La situazione oggi è ben diversa e molti miei assistiti militano in squadre come Bocale, Stilo Monasterace, Brancaleone e Digiesse PraiaTortora. Nonostante le difficoltà, dovute tra l’altro alla recente chiusura degli stadi, gli accordi vengono rispettati con grande serietà. Diversi sono gli esempi di chi valorizza e sa prendersi cura dei propri giocatori, come il Val Gallico con Carvajal dopo il grave infortunio, o la Deliese che ha dimostrato grande attenzione a Yony Angulo e alla sua famiglia. A queste si aggiungono tutte le società che scelgono di investire sui giovani alla loro prima esperienza in Italia. È giusto evidenziare ciò che non funziona, ma è altrettanto importante riconoscere quello che invece funziona bene. Per questo motivo, continuo a battermi affinché giocatori di valore possano calcare questi campi”.
Ora Antonio è chiamato ad affrontare probabilmente la sfida più difficile della sua vita. L’augurio è che possa lasciarsi guidare da quello stesso spirito che gli ha permesso di arrivare dove pochi sono riusciti:
“Dopo una perdita così grande, spero di ritrovare la serenità e che l’amore che mia mamma mi ha dato continui ad accompagnarmi, aiutandomi a tornare a essere felice. Sul piano professionale voglio continuare a crescere e migliorarmi. Il mio desiderio è aiutare i miei assistiti a realizzare i loro obiettivi: i loro sogni sono anche i miei e lavoro affinché diventino realtà”.
















