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Dal cuore al campo: la filosofia di mister Francesco Ferraro

2026-02-27 20:47

Angela Galluccio

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Dal cuore al campo: la filosofia di mister Francesco Ferraro

“Ai ragazzi cerco di trasmettere il senso di appartenenza e la professionalità"

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Un bravo allenatore farà vedere ai suoi giocatori quello che possono essere piuttosto che quello che sono.” La frase di Ara Parasheghian descrive bene il percorso di Francesco Ferraro, oggi alla guida dello Sporting Polistena. Con quasi trent’anni di esperienza in panchina, ha costruito una carriera senza scorciatoie, guidato da principi chiari e coerenti. Per lui il calcio non si riduce ai novanta minuti di una gara, né alla vittoria o ai titoli conseguiti, ma è “PC”: passione e cuore. Alla base dovrebbe esserci sempre un percorso educativo, fatto di professionalità, applicazione quotidiana e attenzione alla crescita dei ragazzi. Proprio questo mantra lo ha spinto a tornare nel luogo in cui tutto è iniziato, non per semplice nostalgia, quanto per il desiderio di dare vita a una nuova ripartenza:

 “Mi piace definirla una scelta romantica perché sono convinto che anche nello sport i sentimenti debbano avere un valore. Sono cresciuto qui e ho indossato questi stessi colori. Nel 1998 ho avviato su questo campo la mia carriera da allenatore, vincendo il campionato di Promozione alla prima stagione. Fu un’annata strepitosa di cui conservo splendidi ricordi. Ora l’idea è di costruire qualcosa di significativo e duraturo, nel rispetto della tradizione calcistica che Polistena ha alle spalle.

Rispetto al passato, oggi una delle sfide più grandi è riportare nell’ambiente la stessa passione che un tempo legava tifosi, giocatori e addetti ai lavori. Come ricorda il mister, c’è stata un’epoca in cui i calciatori firmavano “cartellini a vita” con le proprie società, mentre adesso le rose cambiano continuamente, generando spesso un senso di instabilità. Anche l’aspetto tattico ha subito profonde trasformazioni:

 

Esiste un copia-incolla di moduli e tecniche, ereditate da contesti anche internazionali, che vengono replicati nelle nostre categorie senza che ci sia un percorso didattico coerente. Quello che dico sempre è che non è la singola esercitazione a far crescere i ragazzi, ma l’allenatore. E se insegni, devi saper anche correggere”.

 

Le prime esperienze dalla panchina le matura a Polistena e a Cittanova, nutrendo fin da subito il desiderio di diventare un tecnico completo. Con determinazione, riesce a intraprendere un percorso decennale nei settori giovanili della Reggina e nel 2004, a Coverciano, consegue il tesserino da allenatore professionista:

Gli anni a Reggio sono stati fondamentali perché il confronto avuto con dei professionisti  mi ha aperto un mondo. Tra tutti ricordo uno dei responsabili, Cerantola, che mi ha lasciato un profondo insegnamento. Dopo una partita persa, rimproverai ai ragazzi ciò che non mi era piaciuto. Lui mi fece capire che avevo sbagliato approccio, suggerendomi di ripartire da ciò che funzionava e lavorare, giorno dopo giorno, su ciò che invece andava migliorato. In quel momento capì che nel settore giovanile l’obiettivo non è vincere le partite, ma formare calciatori. E se vuoi diventare un allenatore completo devi partire proprio da lì.

 

A Polistena, Francesco Ferraro ha conquistato la fiducia di tutti con fermezza e naturalezza. Non un allenatore autoritario, ma autorevole. Il suo messaggio è chiaro: costruire una vera cultura e mentalità calcistica facendo in modo che anche il dilettantismo diventi un contesto di crescita serio e strutturato:

Ai ragazzi cerco di trasmettere soprattutto il senso di appartenenza e la professionalità. Le categorie non esistono: sono le persone a determinarne e assegnarne un valore. La nostra realtà viene spesso confusa con quella amatoriale, ma non è così. Anche in Promozione bisogna avere cura e rispetto dell’ambiente. Dettagli come chi interrompe un allenamento o attraversa il campo mentre si lavora non sono aspetti secondari, perché incidono negativamente sul gruppo. Dobbiamo costruire un contesto in cui si possa crescere davvero e per farlo, a volte, è necessario andare contro il sistema. Forse è stato un limite nella mia carriera, ma io alle cose negative non mi adatto perché non si addicono al mio pensiero e a quello che sono”.

 

Ora i rossoverdi sono chiamati a tornare alla vittoria dopo l’ultima sconfitta maturata tra polemiche ed episodi dubbi:

Un allenatore non è un tifoso e ogni risultato va analizzato con lucidità. Da una sconfitta si possono trarre insegnamenti positivi, così come da una vittoria possono emergere aspetti negativi. Ho detto ai ragazzi che abbiamo subito delle ingiustizie, ma - come diceva il buon Velasco - non per alimentare la cultura dell’alibi, bensì per trasformarle in una spinta in vista della prossima gara. Ho ricordato loro le due regole dello sport: la prima è non mollare mai, la seconda è ricordarsi della prima.

 

Per Francesco Ferraro l’ambizione più grande è mettere a disposizione la sua esperienza con lo scopo di aiutare ogni calciatore a crescere e a inseguire i propri sogni:

I giocatori non sono strumenti per la mia carriera: semmai sono io che posso essere uno strumento per loro. È una soddisfazione ricevere riscontri positivi da chi ho allenato, come i fratelli Viola. C’è anche chi ha raggiunto traguardi straordinari, come Giovanni Di Lorenzo. Vederlo giocare dal vivo, con la fascia da capitano e in Serie A, mi ha fatto venire la pelle d’oca. Sarebbe una gratificazione immensa riuscire ad accompagnare qualche altro ragazzo verso un percorso simile.

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