
Nel panorama del calcio dilettantistico, esistono piazze dove la maglia non è un semplice indumento sportivo, ma una seconda pelle. La Gioiese è una di queste. Qui, il colore viola non è solo una scelta cromatica; è il vessillo di un’intera comunità che, attraverso il calcio, ha sempre trovato il proprio riscatto. Una storia che si tramanda attraverso le generazioni di tifosi che hanno reso il “Cesare Giordano” prima e il “Pasquale Stanganelli” poi, un fortino inespugnabile e le trasferte dei veri e propri esodi di massa. Tutto parte dal mito delle Brigate Viola, l’anima storica del tifo gioiese che tra gli anni ‘70 e ‘90 ha portato il nome di Gioia Tauro con orgoglio e fermezza in ogni stadio. Quell’eredità pesante e gloriosa è stata raccolta con coraggio dagli Ultras Viola 2001, un gruppo con a capo Mino Cutrì e Salvatore Maio che ha saputo navigare tra le tempeste dei fallimenti societari e le gioie delle risalite, mantenendo sempre accesa la fiamma della passione. Un cammino costellato di date che sono rimaste scolpite nella memoria collettiva come vere e proprie imprese. Si pensa alla finale di Coppa Calabria del 2001, dove il viola invase ogni spazio disponibile, o alla leggendaria trasferta di Rende nel 2002, quando il settore ospiti del “Lorenzon” divenne una succursale. Non si possono dimenticare le finali giocate contro avversari ostici come l’Isola Capo Rizzuto o l’Amantea, momenti in cui intere famiglie partivano da Gioia per colorare di passione gli stadi di Lamezia e Vibo Valentia. Ma il tifo gioiese sa anche essere originale come dimostrato nel celebre derby di Natale a Palmi, qualche anno fa, quando il settore ospite si trasformò in una distesa di Babbi Natale viola, unendo la goliardia alla fiera rivalità territoriale.
L’apoteosi interna contro il Bocale resta forse l’immagine più potente della forza di questa piazza, con oltre 2500 persone assiepate sugli spalti dello Stanganelli a spingere la squadra verso la vittoria in un clima da brividi. Anche oggi, nonostante le difficoltà di una classifica che morde e di una stagione complessa, il cuore della tifoseria non smette di battere. Gli Ultras 2001 e tutto il popolo viola continuano a crederci fermamente, aggrappandosi con le unghie e con i denti a quel miracolo della salvezza che sembra difficile ma mai impossibile per chi ha la storia dalla sua parte. È una fede che non guarda la categoria, perché finché ci sarà una maglia viola in campo, ci sarà una curva pronta a soffrire, a cantare e a sperare nell’ultima, decisiva impresa.
E proprio questa fede incrollabile sarà chiamata ancora una volta a stringersi attorno alla squadra, anche se a distanza. Domenica, nella delicata sfida interna contro la Paolana, il “Pasquale Stanganelli” sarà nuovamente deserto: si giocherà a porte chiuse, senza il calore, i cori e quell’abbraccio collettivo che troppe volte ha rappresentato l’uomo in più in campo, ma i giocatori lo sanno: dietro ogni pallone conteso, dietro ogni contrasto e ogni rincorsa, ci saranno idealmente migliaia di cuori viola a spingere, a soffrire, a crederci.


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