
Nella serata di oggi (martedì 31 marzo) per la nazionale italiana di calcio sarà il giorno dell’ultimo appello per poter strappare il biglietto per le lontane Americhe con vista sul mondiale 2026. Per riuscirci (nonostante si tratti di una nazionale capace di laurearsi per quattro volte campione del mondo) dovrà cercare di ritagliarsi una piccola impresa, battere la Bosnia ed Erzegovina in una Zenica che si prospetta incandescente. Piccola impresa dettata dal fatto che dovrà lottare, oltre che al cospetto di una nazionale pronta a dar battaglia con il quarantenne capitan Dzeko a cercar gli ultimi scampoli di gloria, soprattutto contro le difficoltà ambientali dettate dal clima che si respirerà nel piccolo stadio (il Bilino Polje) che nonostante la capienza ridotta (8.000 circa i posti disponibili) farà sentire il suo calore e lo farà sentire ancor di più se verrà confermato lo scenario nevoso. Uno stadio non certo tra i più confortevoli che farà, però, respirare l’atmosfera d’un calcio ormai lontano e che nel corso della sua storia ha visto metterci piede l’Italia calcistica tre volte; con la Fiorentina e l’Udinese (affrontando il Čelik Zenica nella Coppa Mitropa) e con la nazionale italiana affrontando la Bosnia ed Erzegovina nelle qualificazioni agli europei del 2020.
Ma come andò a finire? La prima di sempre male (si giocò il 4 ottobre 1972, anno nel quale fu inaugurato lo stadio) con la Fiorentina di Nils Liedholm che nella finale di ritorno (dopo lo 0-0 di Firenze) perse 1-0 (rete nei minuti finali di Galijašević). Poi andò bene grazie alle vittorie colte dall’Udinese il 9 aprile 1980 (un 2-3 in rimonta messo a referto da Ulivieri, Francesconi e Vagheggi, vittoria che avrebbe poi permesso ai friulani di aggiudicarsi la coppa) e dalla nazionale italiana il 15 novembre 2019 impostasi con un netto 0-3 firmato Acerbi, Insigne e Belotti. Adesso è, però, giunto il tempo della piccola impresa azzurra per non incappare nel quarto inciampo “premondiale” dopo i flop del 1958 contro l’Irlanda del Nord e i due ultimi del 2018 e del 2022 contro la Svezia e la Macedonia del Nord (alla pari della Bosnia ed Erzegovina) appartenente fino al 1992 all’ex Jugoslavia.


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