
Una chiusura decisamente agrodolce per la Reggina, congedatasi con le mura amiche del Granillo per la stagione 2025-2026. Possiamo parlare di “agro” per i soli mille tifosi presenti ad una semifinale playoff di inutile valenza, ma il “dolce” è utilizzabile in merito alla vittoria che nonostante tutto è arrivata. Battuto l’Athletic Palermo per 1-0 con rigore di Di Grazia, adesso c’è solo la Nissa fuori casa per concludere l’annata. Anche qui è doveroso sdoppiarsi: si può definire il tutto come gli ultimi 90 minuti di utopica speranza, ma forse è meglio etichettare la finale playoff come un buco nero senza fine. Del resto, senza sé e senza ma, viene da chiedersi esausti: ma quand’è che finisce questo nefasto e dimenticabile campionato?
Lasciando dubbi esistenziali e bivi da chiavi di lettura più o meno letterari, ci concentriamo sulle cose di campo per venire al solito elefante nella stanza. Nell’ultima domenica dell’annata al Granillo, la Reggina ha giocato bene senza subire praticamente nulla in difesa e riuscendo a creare non poche azioni ben congegnate e potenzialmente interessanti. Ciò che è mancata, come da abitudine, è stata la finalizzazione. L’ultimo passaggio, la giocata decisiva, l’idea che messa in pratica ti sblocca lo stallo e ti porta in gol. Quando si crea tanto e ci si spinge sempre ben oltre la metà campo avversaria è necessario concretizzare, ma sotto porta gli amaranto continuano a mancare per imprecisione, lentezza e tecnica rivedibile. Solo da calci piazzati si emergere, come in occasione del rigore di Di Grazia e la traversa piena di Domenico Girasole da angolo. Poca roba, il minimo sindacale che è basto per vincere 1-0 quando ormai non contava più nulla o quasi. Qualcosa di buono, allora, ci sarà? Sì, vien da dire quasi sorpresi. I ragazzi di Torrisi vanno applauditi per la mentalità dimostrata in un contesto dove perdersi era un attimo. Con lo stadio praticamente vuoto, un tifo organizzato in protesta da un’altra parte della città e un playoff che non offre niente, essere concentrati e focalizzati sull’obiettivo in campo rappresentava un arduo compito che Ragusa e compagni hanno portato a termine. Vuoi vedere che del buono da questa squadra si poteva tirare fuori? Interrogativo da grande rammarico.
Le pagelle
Lagonigro 6: Buona respinta sul forte tiro di Grillo alla mezzora, unico vero pericolo creato dall’Athletic. Chiamato a giocare spesso dal basso, sbaglia qualche rinvio ed è troppo lento a scaricare palla. I fondamentali del buon portiere sono tutti a suoi favore, la tecnica del gioco moderno gli rema contro.
Giuliodori 7: Un’ottima serie di recuperi palla ben oltre la propria metà campo e un’attenzione difensiva precisa e puntuale sono i punti di forza di una prestazione convincente. Corre forte palla al piede sulla fascia destra in più frangenti, avendone occasione o creandosi spazi da solo. Peccato che la connessione con Ragusa, non per colpa sua, stenti a funzionare.
R. Girasole 7: Ringhia sulle gambe dei portatori di palla anche fuori posizione, dando man forte a Giuliodori sul lato destro. Non corre alcun tipo di pericolo e annulla sul nascere qualsiasi abbozzo di idea degli attaccanti avversari.
D. Girasole 7.5: Ennesimo pomeriggio a giganteggiare tra chiusure difensive impeccabili e sortite offensive da uomo della provvidenza. Solo una traversa da poderoso colpo di testa gli nega la gioia del gol. Meriterebbe categorie superiori, forse anche la Serie C gli andrebbe stretta, ma lui pensa solo alla Reggina e rinnova per un altro anno. Capitano subito.
Distratto 6: Tentenna fin troppo palla al piede, circostanza che lo limita non poco nelle giocate offensive. Più preciso e concentrato in difesa dove non si fa saltare praticamente mai. Ha ancora bisogno di crescere, chissà se lo farà in maglia amaranto.
Laaribi 5.5: Partita di gran lavoro e sacrificio tra le linee. Avrebbe modo e tempo di alzarsi e creare maggiore densità negli ultimi 30 metri, ma non sembra essere nel pieno delle energie per farlo. Dal 15’ st. Salandria sv.
Fofana 6: Maggiormente nel vivo del gioco rispetto al compagno in mediana. Attivo e dinamico come poche altre volte in stagione, ha anche l’opportunità di segnare quello che sarebbe stato un gran gol dopo una ventina di minuti. Peccato che l’effetto dato al pallone sia leggermente impreciso. Definizione che gli va affibbiata anche nei passaggi decisivi a imbucare i compagni, frangente dove spreca potenziali palle gol soprattutto nella ripresa.
Ragusa 5: Fuori tempo, lento, macchinoso e fischiato anche dai mille del Granillo. Attende troppo per i passaggi chiave in zona interessante, tira quando dovrebbe servire il compagno e non gli va mai bene nessun uno contro uno. Che sia arrivato il tramonto definitivo? Dal 15’ st Edera sv.
Mungo 6: Sciupa un rigore in movimento ad inizio gara, ma è sempre pronto al limite dell’area. Se solo fosse stato servito meglio dai compagni, sarebbe entrato nel tabellino dalla porta principale. Dal 25’ st Palumbo 7: Si alza dalla panchina e ottiene pronti via un rigore in volata, provando a scartare il portiere. La sua evoluzione a trequartista funziona e si iniziano ad intravedere i frutti che – chissà – magari si potranno raccogliere la prossima stagione.
Di Grazia 7: Ottima esecuzione del calcio di rigore, da far vedere alle scuole calcio. Freddo e lucido dagli undici metri, ma poco impegnato nel resto della gara dove mai riesce ad accendersi anche perché è troppo spesso ignorato dalla manovra. Dal 35’ st Porcino sv.
Ferraro 5: Ancora una volta al posto sbagliato al momento sbagliato. Manca in area perché gioca troppo basso con i compagni e, al contempo, non dialoga con concretezza ed efficacia quando ha palla al piede. Solo una buona sponda per l’errore di Fofana ad inizio gara lo rende un minimo protagonista, ma è chiaramente troppo poco. Limitato anche dalle zone troppo ampie di competenza che è chiamato a ricoprire sul fronte offensivo. Dal 21’ st Guida sv.
All. Torrisi 7: La situazione non è semplice, eufemismo. Eppure continua a cercare nuovi spunti e migliorie costanti come il gioco dal basso, il pressing alto e Palumbo trequartista. Gestisce bene gli equilibri generali di spogliatoio e il suo lavoro si riflette in una squadra che, nonostante tutto, appare concentrata e pronta. I limiti offensivi sono chiari e non ne fa mistero. Per quello ci vorrà tempo e cambiamenti, ma per personalità e gestione psicofisica dimostra ancora una volta di essere l’uomo giusto per ripartire.


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