11 anni dopo Mourinho, Conte riporta l’Inter sul tetto d’Italia

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Alle ore 16:52 di domenica 2 maggio 2021, l’Inter di Antonio Conte si è laureata campione d’Italia con quattro giornate di anticipo. Per la compagine meneghina, con a capo il giovane presidente cinese Steven Zhang, è il 19° Scudetto della serie.

Una serie iniziata nella lontanissima stagione 1909-10 quando, con il grande Virgilio Fossati a guidarla nel doppio ruolo di allenatore/calciatore, batté al Principe di Napoli di Vercelli la Pro Vercelli del vulcanico presidente Luigi Bozino in uno spareggio che fece molto clamore. Trascorsi dieci anni esatti, con la Grande guerra che si portò via per sempre Virgilio Fossati, ecco il secondo sigillo a spese del Livorno battuto nella finale giocatasi allo Sterlino di Bologna 3-2. A decidere la sfida in favore dell’undici guidato dalla coppia Mauro Resegotti (la figura di un vero e proprio allenatore non era ancora contemplata) fu una doppietta del bolognese Agradi (la cui sfortuna fu quella di vivere in un periodo nel quale il dovere veniva prima del talento) e Aebi che, sul finire della prima frazione di gioco, fissarono il punteggio sul parziale di 3-0 rendendo vano il ritorno di foga dei livornesi. L’avvento del regime fascista le fece cambiare denominazione sociale ed ecco che, assorbendo nel frattempo l’Unione Sportiva Milanese, nacque l’Ambrosiana che, con l’ungherese Arpad Weisz in panchina, con Conti nelle vesti di capitano e con il giovanissimo Meazza a dettarne le trame in campo, si cucì sul petto il 3° tricolore, era il 1929-30 stagione nella quale prese il via il primo campionato di Serie A.

Divenuta, due anni dopo, Ambrosiana Inter mette insieme altri due titoli. Nel ‘38, guidata da un grande ex, Armando Castellazzi, e nel ‘40 con in panca il viennese Tony Cargnelli e con Guarnieri che ebbe l’onere di sostituire stabilmente l’infortunato Meazza, ma la guerra era ormai alle porte. Negli anni ‘50, passati tredici anni dall’ultimo successo, ecco altri due Scudetti sotto la guida dell’ex campione del mondo Alfredo Foni con Nyers, Skoglund e Lorenzi autentici frombolieri di un undici facente leva sul portiere Ghezzi, su Blason e su Armano. Giunti negli anni ‘60 è l’argentino Helenio Herrera “il mago” del “taca la bala”, strappato da Angelo Moratti a un Barcellona bisognoso di rimpolpare le casse, a cucirgli sul petto il tricolore altre tre volte e, alla fine del ciclo, che la farà trionfare con l’appellativo di “Grande Inter” in Italia, in Europa e nel mondo, grazie a quel memorabile undici rimasto scolpito nella memoria collettiva… Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Corso, arriva anche la prima stella. Nel ‘71 si tocca quota 11 con un altro ex, Giovanni Invernizzi, che, subentrando al paraguaiano Heriberto Herrera, sovvertendo ogni pronostico scrive un’altra pagina indelebile grazie alla straordinaria vena realizzativa di Boninsegna capocannoniere del torneo con 24 reti. Lo Scudetto verrà conquistato matematicamente la domenica del 2 maggio 1971 quando a San Siro, a due giornate dalla fine del campionato, Boninsegna, una doppietta di Jair, Facchetti e Mazzola, rifilano un secco 5-0 al Foggia di Oronzo Pugliese “il mago di Turi”. A inizio e a fine anni ‘80 Eugenio Bersellini, con le cavalcate di Pasinato, i guizzi di Muraro e il duo Altobelli e Beccalossi, punti forza di una squadra fatta in casa (erano, infatti, ben cinque: Beppe Baresi, Bini,  Bordon, Canuti e Oriali, i prodotti del vivaio neroazzurro) e Giovanni Trapattoni, con i teutonici Brehme e Matthaeus a dar sostanza a una squadra praticamente invincibile facente leva su autentici pilastri quali: il portierone Zenga, Bergomi, Ferri, Matteoli, Bianchi, Berti, Diaz e Serena con il libero e ordinato Mandorlini a non sbagliare nulla, centrano altri due tricolori, con il “sergente di ferro” che, conquistato il primato solitario dopo appena una giornata, non lo lascerà mai più e con il “Trap” che porta in trionfo i suoi a suon di record lasciando le briciole al resto della truppa con il Napoli, il Milan e la Juventus i cui distacchi reciteranno: -11, -12 e -15. Arrivati nel nuovo millennio lo scandalo calciopoli, che fa precipitare la Juventus in Serie B penalizzando di 30 punti il Milan, la Fiorentina e la Lazio, sana il terzo posto dell’Inter di Roberto Mancini che si laurea campione d’Italia per la 14ª volta. È solo l’inizio perché nel quadriennio successivo, con Roberto Mancini prima, che nel 2006-07 (stagione che vide sbarcare a Milano Ibrahimovic), in un campionato orfano della Juventus, mette insieme 97 punti lasciando la vicecapolista Roma a distanza siderale, e con il portoghese José Mourinho dopo, saranno altri quattro i tricolori conquistati. L’ultimo dei quali nell’indimenticabile maggio del 2010 quando, un manipolo di eroi… Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu, Cambiasso, Sneijder, Stankovic, Milito, Etò o, Pandev, Thiago Motta, con l’inossidabile capitano di mille battaglie, Javier Zanetti, dando la gioia più grande al presidente Massimo Moratti, entrarono per sempre nella leggenda centrando uno storico “triplete”.

Il tricolore messo in bacheca dai bauscia fa salire il numero di trofei conquistati dall’Inter (il cui palmarès contempla: 19 Scudetti, 7 Coppe Italia, 5 Supercoppe italiane, 3 Coppe dei Campioni/Champions League, 3 Coppe U.E.F.A./Europa League, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Mondiale per Club) a 40. Un numero che dovrà essere il punto di partenza di una squadra che ha tutto per riaprire un altro ciclo vincente. Una squadra che ha capito che poteva fare suo lo Scudetto dopo aver detronizzato l’eterna rivale, la Juventus, al termine dalla penultima giornata del girone d’andata quando, al Giuseppe Meazza, l’undici mandato in campo da Antonio Conte, che recitava… Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni, Hakimi, Barella, Brozovic Vidal, Young, Lukaku, Lautaro, si impose sui bianconeri con il più classico dei risultati grazie a due autentiche perle di Vidal e Barella consacrato dall’ex campione del mondo e pluridecorato centrocampista della Juventus, Marco Tardelli, che in molti lo paragonano a lui, quale miglior centrocampista italiano. Senza dimenticare nessuno, su tutti il ritrovato Eriksen, una citazione a parte la merita, però, il difensore trentunenne Darmian. Arrivato a Milano nell’ottobre del 2020 dal Parma senza clamore, ha dato un contributo notevole alla causa neroazzurra disputando la sua migliore stagione.

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