Addio a Tarcisio Burgnich pilastro della nazionale italiana e dell’Inter

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Nato a Ruda (Friuli Venezia Giulia) il 25 aprile 1939, nella sua carriera, i cui inizi furono all’Udinese, dalla quale poi passò alla Juventus, dove vinse uno Scudetto, e al Palermo, il massimo lo ottenne con l’Inter e con la nazionale italiana con le quali vinse quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e il Campionato Europeo nel 1968 chiudendo con il Napoli dove riuscì a conquistare la Coppa Italia e la Coppa di Lega italo-inglese. Difensore ritenuto uno dei più forti di tutti (la sua prestanza fisica gli valse il soprannome di “roccia”), faceva della correttezza la sua arma migliore.

Attaccate le scarpe al chiodo iniziò ad allenare tantissime squadre sbarcando anche in Calabria sedendosi sulla panca del Catanzaro per due stagioni. Nel 1980-81, centrando l’ottavo posto in Serie A riuscendo a imporre due pareggi alla sua Inter (2-2 a Milano con De Giorgis che pareggiò al minuto 78 e 0-0 a Catanzaro), e nel 1988-89 anche se, dopo sole sette giornate, fu esonerato in favore di Gianni di Marzio. Essendo difensore non era certo propenso ad andare in rete ma una delle due marcature messe a segno con l’Italia lo farà entrare nella storia. Fu, infatti, suo il provvisorio 2-1 contro la Germania Ovest nella semifinale della Coppa del Mondo del 1970 battuta 4-3 dopo i tempi supplementari. Con le squadre di club le reti furono, invece, 9. Una con il Palermo, una con il Napoli e 7 con l’Inter l’ultima delle quali nella prima giornata del campionato di Serie A 1969-70 che valse l’1-0 dei meneghini contro il Bologna.