Calciatori vs Virus, un’astinenza necessaria per riassaporare il vero “gioco”

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C’è qualcosa nel gioco del calcio che attira e richiama a sé appassionati, personalità forti, professionisti e dilettanti. Come il richiamo delle sirene che, una volta ascoltato, si è “naturalmente” attratti. Una volta entrati in quel mondo è difficile scappare, estraniarsi o restarne fuori senza pensarci più. Per chi non può più scendere in campo la mente ritorna al rettangolo verde ogni qualvolta incontri una sfera che rotola, dei bambini che giocano o semplicemente un qualcosa che somigli anche lontanamente ad una palla da gioco.  Il perimetro del terreno di gioco nel quale 22 calciatori scendono in campo ed altri in panchina pronti ad entrare, contiene un universo infinito di possibilità, di combinazioni, di battaglie, di storie, finanche di espressione artistica.

Ci si incontra e si scontra, si fanno amicizie, si apprendono tattiche, allenamenti, abitudini. Di tanto in tanto, in quello stesso universo, infinito e strano, scherzoso e leggero a volte pesante e stressante, finanche matematico, militare, rigido… emergono figure capaci di elevarsi sopra chiunque altro. Capaci di dominare la fredda logica del gioco a un livello quasi mistico. Figure che incarnano il numero 10 e che sono presenti nelle stanze di piccoli e grandi con attraverso poster, articoli di giornale, fotografie ed ogni tipo di immagine.

Chi non è appassionato di questo sport può non saperlo, ma viviamo in una nuova era per il gioco più amato al mondo, un’era fatta di computer, intelligenza artificiale, gioco online (e-sports inclusi) monitor ovunque e test continui (non solo atletici). A tali dinamiche, per il momento, restano fuori i campi di calcio che ospitano le squadre che a calcio vogliono solo “giocare” senza altra pretesa che divertirsi e stare insieme. Confrontarsi con altri, conoscere persone, vivere una giornata di sano sport. Si conoscono paesi e paesaggi, campi e campetti (definirli stadi sarebbe sproporzionato e inopportuno). Nei campi di periferia non si pagano biglietti per vedere lo sport più amato di sempre.

In questi giorni, di assenza forzata per il calcio, a causa della pandemia che sta mettendo in ginocchio interi settori, anche quello del calcio ne ha risentito. E milioni di appassionati sono in astinenza da calcio. Allora perché non incarnare la logica del calcio a nostro vantaggio? Con la logica di questo sport si possono rappresentare molti concetti.

Nei giorni scorsi è circolata una bella immagine che ripropongo ai lettori per meglio avere la percezione di un campo di battaglia diverso. Per inquadrare meglio coloro che nei giorni più duri sono scesi in campo. L’avversario? Un virus, rappresentato simbolicamente come una palla minuscola e minacciosa. Ecco con chi confrontarsi. Stare a casa, per chi può, significa difendere e proteggere. Al centro per gestire il gioco ci sono gli amministratori. Mentre ad attaccare ci pensano altri, studiosi, ricercatori e tutti coloro che sono alla ricerca di una soluzione. Di una strategia per far goal al virus. Per batterlo ed eliminarlo dalla competizione della vita.

In questa partita, la medaglia sarà per chiunque sia sceso in campo, anche stando a casa, perché questo è stato chiesto a milioni di persone. Allora, non ci resta che aspettare l’esultanza per la vittoria, e dopo il 90′ festeggiare tutti insieme, per strada, ovviamente.

 

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