Calcio e musica, un duetto dalle antiche radici

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La settimana scorsa è stata la settimana della musica italiana, con la 71esima edizione del Festival di San Remo conclusasi sabato sera con la vittoria dei Maneskin. Il front-man della band romana, Damiano David, non ha mai nascosto la sua passione per la squadra giallorossa, tanto che la canzone vincitrice della kermesse intitolata “Zitti e buoni” è stata omaggiata prima del fischio d’inizio di Roma-Genoa di domenica.

Uscendo dal cerchio sanremese, altri sono stati i cantanti che hanno coltivato la loro passione per il calcio da veri tifosi, come testimoniano le tante dediche musicali alle varie squadre: la celebre Grazie Roma di Venditti o Juve storia di un grande amore di Paolo Belli. Ma andando oltre le questioni legate alla fede calcistica, gli artisti musicali del Bel Paese hanno spesso tratto ispirazione dallo sport più seguito e amato del mondo in chiave metaforica della vita. In questo modo, il calcio e la musica si sono incontrati e si sono sposati alla perfezione dando alla luce dei pezzi storici destinati a rimanere nella memoria degli appassionati.

La leva calcistica del ‘68
Protagonista di questa splendida canzone di De Gregori è Nino, un dodicenne che auspica un giorno di diventare calciatore e, perciò, effettua un provino nonostante sia tormentato da sentimenti di paura e angoscia verso l’evento e verso il suo futuro. Nino rappresenta l’ascoltatore in un certo senso: le sue percezioni, il suo timore di fallire e le tante aspettative nei suoi confronti diventano automaticamente parte di noi. Il cantautore romano riesce dunque a creare un effetto empatico nei confronti di chi ascolta il brano il quale risulta, non a caso, uno dei più ascoltati e amati dai giovani che sognano di diventare calciatori professionisti.

La partita di pallone
Questo vecchissimo pezzo di Rita Pavone del 1962 è stato il singolo di debutto della cantante torinese. Il testo parla di una ragazza che, la domenica, viene sempre lasciata sola dal partner che va allo stadio a sostenere la propria squadra. Così, lei comincia a sospettare di lui fino a nutrire dei dubbi al tal punto di chiedere al compagno di portarla con sé almeno una volta. La canzone rappresenta, dunque, il classico stereotipo dell’uomo italiano che prepone il calcio davanti a qualsiasi cosa, sia esso un oggetto materiale o addirittura l’amore della vita.

Una vita da mediano
La perfetta metafora della vita attraverso il calcio ce la regala Luciano Ligabue con questo pezzo, ormai divenuto storico e composto verso la fine degli anni 90. Il mediano (rappresentato dal mitico Lele Oriali) non è altro che quella persona che occupa (in campo come nella società) una posizione delicata e che è costretta a lottare e sudare per raggiungere il successo e la gratificazione, i quali non arrivano con il solo genio e talento. Il mediano, infatti, è consapevole di non avere l’istinto del bomber o la fantasia del numero 10, ma con i suoi piedi tutt’altro che buoni e con la sua immensa generosità si trova lì, sempre lì nel mezzo a combattere.

La dura legge del gol
Musicalmente parlando, i nostalgici anni 90 in Italia sono indubbiamente rappresentati dagli 883. Le loro melodie hanno accompagnato i giovani di quei tempi e, tra le tante, vi era anche “La dura legge del gol”. Il testo del brano parla dell’amicizia e di quanto sia difficile preservarla e mantenerla costante nel tempo. Pezzali si rende conto che la maggior parte delle persone da lui considerate “amici” non sono state altro che false, bugiarde e meschine. La metafora calcistica subentra nel ritornello, dove un tale di nome Cisco spiega all’autore che la vita è un po’ come il calcio: si può giocar bene ma alla fine senza una difesa ferrea si subisce. Sul finire della canzone questo concetto viene totalmente capovolto: nonostante le delusioni subite, resteremo sempre uniti perché “è uno spettacolo quando giochiamo noi”.

Luci a San Siro
L’amore di Roberto Vecchioni per l’Inter è ben noto, anche se la canzone in questione, esaminando il testo, non ha proprio nulla a che fare col calcio. È stata però “calcistizzata” anche dallo stesso autore, il quale la cantò alla festa del 15esimo scudetto nerazzurro, e quindi va inclusa de facto in questa lista. Questo celebre brano parla di un amore non calcistico ma giovanile, ovvero della relazione che Vecchioni ebbe con la sua vicina di casa e rievoca particolarmente i momenti trascorsi insieme a lei sulla Montagnetta di San Siro. Oltre a mettere in risalto le passioni amorose che furono, l’ex professore rende anche uno splendido omaggio alla città di Milano.

Tu corri!
Anche il rap ha fatto la sua parte con i Gemelli DiVersi che, nel 2002, fecero uscire questo brano la cui copertina è dedicata al grande Diego Armando Maradona. Il pezzo parla di un bambino che fin da piccolo “amava il gioco, amava il pallone” e che una volta cresciuto diventa “un uomo che dà spettacolo in campo” per la gioia della sua famiglia che lo ha sempre accompagnato e sostenuto. Vengono anche sottolineati tutti i pregiudizi e i luoghi comuni che ruotano attorno alla figura del calciatore, visto in linea di massima come un ignorante pagato profumatamente per dare calci ad un pallone ma che, per arrivare a determinati livelli, ha dovuto compiere parecchi sacrifici.

L’allenatore
Pure Gianni Morandi, con questo elogio alla figura dell’allenatore, entra di diritto in classifica. Il pezzo non è poi così famoso come i precedenti ma ha comunque il suo significato, sempre in chiave traslata. Il profilo dell’allenatore, qui, appare sia come uno spirito guida per i calciatori attraverso valori quali la determinazione e la grinta, sia come un uomo che soffre seduto su quella panchina, al caldo così come al gelo. In questa canzone il cantante bolognese sottolinea, dunque, come il compito di un buon istruttore sia soprattutto costruire grandi uomini ancor prima che grandi atleti, ponendo l’aspetto umano al di sopra di quello sportivo.