Esclusiva-Luca Princiotta: «E’ fondamentale nel calcio d’oggi avere uno staff preparato»

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In esclusiva ai nostri microfoni, Luca Princiotta, giovane preparatore atletico reggino, reduce dall’importante stagione vissuta in Serie D nel Lavello, insieme all’ex tecnico della Reggina Karel Zeman.

Ciao Luca, siamo reduci da una stagione piuttosto anomala a causa della pandemia. Nel Lavello come avete gestito dal punto di vista atletico l’improvviso stop del campionato avvenuto in autunno e i continui rinvii che hanno condizionato l’intera stagione?
Come hai detto tu è stata una stagione anomala per colpa di questa pandemia, che ha portato la stagione a concludersi solo poche settimane fa. Devo dire che a Lavello siamo stati bravi a gestire la situazione, facendo un lavoro specifico che ha consentito ai giocatori di mantenere tonica la muscolatura e svolgendo anche delle partitelle in famiglia che hanno aiutato a mantenere la condizione e di conseguenza ad essere pronti alla ripresa del campionato. A conferma di questo sono i risultati positivi ottenuti, va detto anche che abbiamo avuto la fortuna di aver avuto pochi casi legati al covid 19, ma a prescindere da ciò il periodo d’inattività c’è stato e sono contento di come l’abbiamo affrontato.

Le squadre in questo momento sono in piena preparazione precampionato, dal punto di vista atletico che lavoro viene svolto con un gruppo di atleti professionisti e quale con uno formato da atleti dilettanti?
Vanno fatte le dovute differenze, se parliamo di professionisti di alto livello viene svolta una preparazione più globale rispetto ad un gruppo di squadra di dilettanti, dove ci sono molti under e di conseguenza devi fare un lavoro più individuale. In Serie A, diverse squadre hanno cambiato allenatore, quindi inizialmente viene fatta una fase di studio, tornando invece ai dilettanti tu non puoi sin da subito far fare la stessa mole di lavoro ad un diciottenne rispetto ad un trentenne, perché la loro struttura muscolare è diversa. In Italia rispetto agli altri paesi europei abbiamo una cultura sbagliata, vale a dire diamo troppo potere ai calciatori, i quali sono pigri, perché tendono a lavorare meno atleticamente e più con la palla tra i piedi, ma tutto ciò va a loro discapito subendo poi dei seri infortuni e di conseguenza si ripercuote sui risultati in campo con l’eventuale esonero dell’allenatore, il quale paga il prezzo più alto. Per come è oggi il calcio, fatto di velocità e grande intensità, è necessario che all’interno delle società ci siano staff preparati e qualificati. Questo lo dico sia per il raggiungimento degli obiettivi che per la salvaguardia dei calciatori, patrimoni delle società.

Arrivati a metà stagione alcune società durante la sosta invernale scelgono di fare il richiamo della preparazione. Secondo te è una scelta giusta?
Dipende dai giocatori che hai a disposizione, se parliamo di una squadra che affrontate in una stagione più competizioni quelle due settimane possono essere utili per rifiatare, mentre per altre squadre che hanno meno impegni può essere utile per arrivare pronti al momento topico della stagione.

Quest’anno a causa della pandemia molti grandi hanno preferito rinunciare alle solite tournée negli Stati Uniti, Cina o Qatar, tutto questo consente di ridurre la possibilità di eventuali infortuni?
Assolutamente si, purtroppo sappiamo bene che i grandi club ogni anno vanno a disputare queste manifestazioni in questi paesi soprattutto per questioni commerciali, ma rimanendo in Italia o ai confini l’atleta ha meno possibilità di subire infortuni. Va considerato che gli infortuni vengono causati anche dallo stress, specie se consideriamo i lunghi viaggi da affrontare e le condizioni climatiche diverse di questi paesi. Prendiamo come esempio un giocatore come Cristiano Ronaldo, che dopo essere stato reduce dagli Europei trascorre venti giorni in vacanza e poi si trova costretto a prendere parte a queste tournée, dove un campione come lui deve giocare obbligatoriamente, proprio perché rappresenta un’immagine per il calcio e smuove un certo business. Il rischio pandemia c’è anche in Italia, basta seguire i protocolli, ma sul discorso riguardante gli infortuni i rischi sono nettamente ridotti rimanendo a lavorare in Italia o nei paesi limitrofi, dove è possibile comunque disputare amichevoli di livello e allo stesso tempo avere benefici sul piano atletico.

Luca il tuo futuro sarà ancora a Lavello?
Sarò sincero, ho ricevuto diverse proposte ma prima vorrei riflettere e valutare bene, per poi eventualmente scegliere in maniera decisa e ponderata.