Il coronavirus si è preso tutto

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Sono ormai parecchi mesi che il mondo intero è alle prese con il tristemente noto coronavirus ribattezzato covid-19. Un’entità virale submicroscopica (il diametro medio è di circa 100 nanometri) che, attraverso il salto di specie (fenomeno naturale noto anche come spillover) è arrivato all’uomo. In Italia, da quando si è materializzata la sua presenza (i primissimi casi nel mondo si sono verificati in Cina a partire dall’ottobre del 2019), abbiamo assistito ad autentici bollettini di guerra e adesso dopo mesi e mesi nei quali si è detto tutto e il contrario di tutto è il panico, che non aiuta a sconfiggere l’invisibile nemico, a farla da padrone.

Probabilmente, senza voler per questo sminuire il problema responsabile, direttamente o indirettamente, di parecchi decessi, verso i quali ci vuole grande senso di rispetto, quel che è venuta meno è stata anche una corretta informazione che doveva prediligere poche ma autorevoli voci in merito per dissipare ogni sorta di dubbio evitando di dare al coronavirus una nomea che probabilmente non ha visto che la sua letalità, ed è questo uno dei punti cruciali, è estremamente bassa. Ovvio che una situazione del genere ha creato estremo disagio a tutti i livelli, con il comparto lavorativo particolarmente minato, e l’incubo di un secondo lockdown non è affatto da scartare.

Restringendo il cerchio all’ambito calcistico (anche se non siamo di fronte a un qualcosa di irrinunciabile ma che non va certo messo in disparte… il calcio, come lo sport in generale, è uno strumento di crescita ed educativo) il problema si è cercato di arginarlo (ammesso che lo si possa fare) chiudendo gli stadi ai tifosi e, dopo gli intoppi della scorsa stagione (solo Serie A e Serie B hanno concluso i rispettivi campionati sul campo), si è ripartiti attenendosi scrupolosamente alle regole dettate dal delicatissimo momento.

Dopo un’estate nella quale tutto sembrava stesse via via sgonfiandosi, nelle ultime settimane la curva dei contagi è, però, nuovamente risalita (a differenza di marzo in Italia la situazione va detto che è nettamente migliorata, a dirlo sono l’elevato numero di asintomatici) e a pagare più di tutti sono stati i tornei dilettantistici (dall’Eccellenza in giù…) che, almeno fino al 24 novembre (come emesso all’ultimo D.P.C.M.), dovranno giocoforza fermarsi.

Giusto? Sbagliato? Non si sa. Intanto una cosa è certa il calcio minore (che non gode certo dei tanti privilegi del calcio d’élite) ha fatto tanto per seguire il rigido protocollo imposto ma, nonostante la normalità non si è mai vista (le partite rinviate per la positività di parecchi atleti sono state molteplici), non è valso praticamente a nulla e adesso ci si trova nel limbo con migliaia di squadre ferme al palo e con i tanti addetti ai lavori (anche coloro i quali fanno informazione sportiva sono in evidente difficoltà) che sono molto ma molto angosciati interrogandosi sul prossimo futuro. Un futuro che si spera non scriva la parola fine a una fetta importante dello sport italiano che, nonostante non sia la stella polare del momento, ha il sacrosanto diritto di continuare a esistere.