In ricordo di Ciccio Zerbi, un campione che non morirà mai

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Nello sport, così come nella vita, ci sono persone che lasciano il segno. Un segno indelebile, che nemmeno il tempo potrà mai cancellare. Persone speciali, che sono riuscite a fare del calcio una passione e a farsi apprezzare in giro per i campi calabresi, non solo come giocatori ma prima ancora come uomini.

È il caso di Francesco “Ciccio” Zerbi, da tutti conosciuto con l’appellativo de “Il lupo”, morto il 30 maggio 2014 all’età di 34 anni a seguito di un incidente stradale avvenuto sull’arteria Jonio-Tirreno, all’altezza del viadotto Sciarapotamo. Quasi cinque anni, insomma. Tanto è passato dal quel tragico giorno. E da allora, per i familiari, è come se il tempo si fosse improvvisamente fermato. Nulla, infatti, è più come prima. La mancanza di Ciccio si fa sentire anche nelle piccole cose, quando era solito trascorrere i giorni di festa assieme alla moglie Jessica, ai suoi tre figlioletti e ai propri cari; oppure quando le domeniche regalava emozioni ai tanti tifosi che riempivano le tribune dei vari stadi, come l’“Elvio Guida” di Polistena, la sua città, dove subito dopo il tragico fatto è nata un’associazione (“Gli Amici del Lupo”) che si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza stradale e affianca la famiglia Zerbi nella battaglia giudiziaria avviata proprio per chiedere verità sulla morte di Ciccio.

«Su di lui – ci confida il fratello Giuseppe con la voce rotta dall’emozione – avrei tanto da dire. Tra di noi c’era un rapporto schietto e sincero. Mi riempiva di soddisfazioni, non solo con i gol ma anche con i suoi modi di fare. Pensa che l’ho seguito in tutte le squadre in cui ha giocato, si può dire che non mi perdevo una partita». Ecco, questo era Ciccio: una persona speciale e stimata da tutti. Basti pensare che il giorno del funerale neanche la chiesa Matrice di Polistena riusciva a contenere le tantissime persone arrivate da ogni parte della Calabria per porgli l’estremo saluto.

Sai, Ciccio: oggi in tanti lottano per chiedere verità e giustizia sulla tua morte. E siamo sicuri che la verità, prima o poi, verrà fuori. In tuo ricordo, in ricordo di un campione che non morirà mai.

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