Maradona… “Pibe de Oro” del bel calcio che fu [VIDEO]

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Diego Armando Maradona, nato a Lanús il 30 ottobre 1960, è stato, dopo Pelè, il migliore di tutti deliziando le platee calcistiche del mondo intero grazie alle straordinarie capacità con quel pallone tra i piedi che, fin dalla più tenera età, lo trattava con una padronanza strabiliante.

Vestiti i colori dell’Argentinos Juniors (squadra che lo vide crescere fin dalle giovanili quando arrivò dall’Estrella Roja ad appena dieci anni), mettendo insieme 166 presenze e 116 reti, del Boca Juniors, dove vincerà il campionato, e del Barcellona (l’avventura in terra catalana, complici alcuni infortuni, non fu certo baciata dalla fortuna anche se in appena una stagione furono tre i trofei conquistati), nell’estate del 1984 si trasferisce alle falde del Vesuvio per la cifra record di 13 miliardi delle vecchie lire venendo accolto, nel memorabile giorno della presentazione allo stadio San Paolo di Napoli, da una folla oceanica innamoratasi subito di quel ragazzo non ancora ventiquattrenne che, in quel 5 luglio di 36 anni orsono, pronunciò queste parole voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.

Con gli azzurri presieduti da Corrado Ferlaino vi rimane 7 anni vincendo 2 storici tricolori, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana (indimenticabile il 5-1 inflitto dall’undici di Alberto Bigon alla Juventus…) e 1 Coppa U.E.F.A. avendo la meglio sullo Stoccarda. Coppa U.E.F.A. che rappresenta l’unico alloro internazionale (patrocinato dal massimo organo europeo) conquistato tutt’oggi dal Napoli. Fu, così, che Maradona, mettendo a tacere lo strapotere delle squadre del nord, si consacrò quale assoluto e indiscusso idolo della tifoseria napoletana che in lui stravedeva al punto da dedicargli un altarino, in Via San Biagio dei Librai, dove i sostenitori partenopei si recavano prima delle partite per chiedere “la grazia calcistica…”.

Terminata l’avventura al Napoli incappa in una squalifica per doping che lo terrà fermo oltre un anno dopo di che si trasferisce al Siviglia per poi ritornare nella terra natia dove giocherà con il Newell’s Old Boys e nuovamente con il Boca Juniors ritirandosi nel 1997 all’età di 37 anni.

Con la nazionale argentina vi giocherà dal 1977 al 1994 collezionando 91 presenze e 34 reti ma, soprattutto, mettendo in bacheca un mondiale leggendario… quello di Mexico ‘86. Torneo tramutatosi in leggenda quando nei quarti di finale contro l’Inghilterra siglò la “rete del secolo” a pochi minuti dalla segnatura più intricata della storia del calcio… l’ormai famosa “Mano de Dios…”. La rete con la quale saltò come birilli i maestri inglesi non fu, però, una prima in assoluto perché in un freddo e piovoso 25 gennaio di 18 mesi prima ad Acerra fece lo stesso. Si giocava un’amichevole tra l’Acerrana e il Napoli, organizzata dal compagno di squadra Pietro Puzone per raccogliere fondi da destinare a un bambino malato, e Maradona, assieme a qualche altro titolare, nonostante si sia giocato su uno sterrato campo di periferia reso quasi impraticabile dal fango e dalle pozzanghere, non volle assolutamente mancare deliziando, così, i numerosissimi spettatori accorsi ad ammirarlo che non credettero ai propri occhi quando siglò quella rete che avrebbe replicato all’Azteca.

Appese le scarpe al chiodo intraprese la carriera di allenatore, guidando anche l’Argentina ai mondiali sudafricani del 2010, ma stare in panca, per colui che con il pallone tra i piedi rendeva possibile l’impossibile, era una costrizione troppo grande… e si perché “el Pibe de Oro era nato con una missione ben precisa… stare accanto a quel pallone, servitogli al bacio dall’immenso Pelè…, che, 23 anni dopo il suo addio al calcio giocato, sono ancora in tanti a cercare…

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