Nino Cogliandro: uno sguardo al calcio tra passato e presente

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Nino Cogliandro, veterano del calcio calabrese ed oggi dirigente sportivo, ha ripercorso con noi parte della sua proficua e lunga carriera da calciatore. Dal suo racconto emergono anche dettagli del calcio passato oltre che un confronto con le realtà di oggi.

“Il calcio è una delle cose più belle che mi sia capitata nella mia vita. Giocare a pallone negli anni ‘60 e ‘80 non era facile perché i nostri padri non lo consideravano come una vera professione, era più visto come una distrazione dai veri obiettivi quali il lavoro e lo studio. Oggi noto più incoraggiamento anche da parte dei genitori che sono i primi ad accompagnare i ragazzini e le ragazzine alle scuole di calcio.”

All’età di quattordici anni, in occasione di un torneo organizzato alle scuole medie, Cogliandro fu notato da un membro della squadra del Pellaro che gli aprì le porte di quel mondo che ancora oggi gli dà grandi soddisfazioni. Da calciatore ha vinto sette campionati militando in diverse squadre, tra cui il Bocale Calcio e il Pro Pellaro:

“Una delle cose più belle che il calcio ha da offrire è lo spettacolo, soprattutto ai miei tempi quando c’era una partecipazione più attiva da parte dei tifosi. Inoltre, sono stato fortunato ad avere dei compagni che mi hanno aiutato tantissimo quando ero giovane.”

Nei suoi ricordi c’è spazio anche per i rivali, tra cui il grande amico Giuseppe Dominici con il quale si è sfidato in sportellate epiche al cospetto di migliaia di persone. Stima ricambiata anche dall’ex bomber del Calcio Polistena che reputa Cogliandro “Una persona educata, un grande uomo dentro e fuori il campo”. Altra esperienza indimenticabile è stata la parentesi di un anno a Lazzaro quando Cogliandro e i compagni vinsero il campionato con 12 punti di distacco dalla Nuova Crotone, in un girone di ferro. A Lazzaro, oltre ad avere avuto modo di giocare con grandi calciatori del calibro di Mimmo Labate, ebbe anche la fortuna di essere allenato dal grande mister Peppe Giancotta:

“Giancotta è un grande. Oltre ad aver vinto tutto era in grado di farti dare sempre il massimo in ogni partita. Io, che sono stato capitano di molte squadre, so quanto sia importante il fattore spogliatoio e il mister riusciva a creare una bella atmosfera anche fuori dal campo. Ricordo una partita contro il Cirò. All’andata non andò bene perché oltre ad aver perso, l’accoglienza non era stata delle migliori. Nella gara di ritorno eravamo ad un passo dalla vittoria del campionato e volevamo vincere a tutti i costi. Ricordo che Giancotta aveva preparato quella gara alla perfezione utilizzando una casa vicina come spogliatoio e lasciandoci lì a riflettere. Morale della favola? Abbiamo vinto 4-0. Mister Giancotta era il mago di queste categorie, non c’era nessuno che gli tenesse testa e ha dato tanto al calcio”.

Dopo l’ultima esperienza con il Gallina e una carriera durata ventitré anni, Cogliandro ha appeso le scarpette al chiodo da 39enne. L’amore incondizionato per questo sport lo ha portato nel 1999 a lavorare come direttore sportivo a Motta e l’anno dopo per la ReggioMediterranea, squadra che raggiunse la Promozione e sfiorò anche l’Eccellenza. Nel 2019, in occasione dei suoi 20 anni da dirigente, Cogliandro è stato premiato dalla LND e FIGC con il Diploma di Benemerenza. Da qualche anno la sua attività di ds prosegue a Bocale, una società che punta molto sui giovani con un settore di giovanissimi, esordienti, allievi, under 18 e prima squadra:

Ho la fortuna di poter contare su uno staff eccezionale, grazie al responsabile del settore giovanile Enzo Bevacqua, che porta avanti questo progetto da qualche anno, mio fratello e tutti gli altri dirigenti. Ho avuto soddisfazioni importanti. Tra queste ci sono i successi della squadra dell’under 18 che vince da anni il campionato con largo anticipo e il fatto che uno dei ragazzi che ho scoperto io e che ho apprezzato fin da subito, Pasquale Gatto, ha giocato per un anno alla Reggina e in Nazionale.”

Cogliandro, avendo modo di osservare i più giovani da vicino, avverte il cambio generazionale e percepisce la differenza nell’approcciarsi oggi al calcio rispetto al passato:

“Rispetto ai miei anni sono cambiate molte cose. Noi tecnicamente partivamo da zero, non sapevamo nemmeno cosa fosse una scuola calcio e oggi invece a 14 anni hai dietro almeno 8 anni di preparazione. I ragazzi di adesso sono messi bene fisicamente grazie anche agli allenamenti e all’alimentazione che seguono. Sono però convinto che noi avevamo in più la forza morale e mentale che nel calcio hanno un ruolo importante. Io e i miei compagni non pensavamo ad altro che alla partita di domenica e quella voglia di calcio che avevamo noi non sono sicuro che i giovani di oggi ce l’abbiano ancora.

I racconti delle vecchie glorie come Nino Cogliandro rappresentano delle testimonianze utili a svelare la vera essenza del calcio. Si tratta di ricordi, storie, emozioni che è necessario tenere in vita perché se il calcio di adesso è quello che è, lo si deve in parte a chi in passato ha fatto di questo sport un valore di vita.