Palanca… l’O Rey di Catanzaro dal piedino fatato [VIDEO]

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Il 21 agosto 1953 a Loreto nacque Massimo Palanca; attaccante che, con quel piedino fatato numero 37 e con l’inconfondibile numero 11 sulla maglia, fece sognare la tifoseria catanzarese.

La storia calcistica di Palanca, che riuscì anche a essere convocato dall’Italia sperimentale di Bearzot nel dicembre del 1979, inizia nella sua terra natia quando entra a far parte delle giovanili della Recanatese dove vi rimarrà fino al 1970, anno nel quale approderà in Serie D vestendo i colori della Passamonti Camerino per tre stagioni, le ultime due in Promozione, finché, dopo essersi messo in mostra siglando una trentina di reti, si trasferì in Serie C al Frosinone. Era il 1973-74 e con i ciociari di Umberto Mannocci metterà a segno 18 reti. Al termine della stagione, dopo essere stato contattato dal presidente della Reggina, Oreste Granillo, fu Nicola Ceravolo, presidente del Catanzaro, a riuscire ad ingaggiarlo versando nelle casse del Frosinone 120 milioni di lire.

Il motivo che spinse Palanca a scegliere il Catanzaro fu dettato dal fatto che i giallorossi erano in Serie B mentre gli amaranto erano appena retrocessi in Serie C, categoria che, in assenza di richieste più allettanti, avrebbe continuato a giocarla con il Frosinone. Andato a un passo dalla Serie A nel 1974-75, con il Catanzaro che nello spareggio promozione venne battuto dall’Hellas Verona, la stagione seguente centrò il salto di categoria assieme a Genoa e Foggia. Artefici della seconda promozione nella massima serie del Catanzaro di Gianni Di Marzio, centrata l’ultima giornata battendo la Reggiana in un Mirabello invaso da circa 10.000 tifosi giallorossi, furono il numero uno Giorgio Pellizzaro, un’autentica saracinesca che subì 23 reti appena, i centrocampisti Giovanni Improta e Adriano Banelli e lo stesso Palanca che scrisse per 11 volte il suo nome sul tabellino dei marcatori.

La seconda esperienza in Serie A per il Catanzaro, la prima per Palanca, che il giorno dell’esordio (Catanzaro – Napoli 0-0) coronò il sogno a lungo atteso, si esaurì nell’arco di una stagione. Il bottino di Palanca fu di 5 reti (altre 3 le segnò in Coppa Italia) la prima delle quali contro l’Inter anche se non fu sufficiente a evitare la sconfitta del Catanzaro. Una stagione durò anche la permanenza tra i cadetti grazie anche a Palanca che, vincendo la classifica marcatori con 18 reti, riportò i giallorossi in Serie A. Nel triennio successivo Palanca si consacrerà definitivamente divenendo l’indiscusso simbolo della tifoseria catanzarese che si coccola quel piccolo ma prolifico attaccante capace di segnare come pochi.

Una delle date che rimarrà per sempre impressa sarà, però, quella del 4 marzo 1979 quando Palanca, che durante le prime nove giornate di campionato rimase a secco, mettendo a segno una tripletta, permise al Catanzaro di sbancare lo stadio Olimpico mandando al tappetto la Roma di Ferruccio Valcareggi. Tripletta che venne impreziosita da una rete siglata direttamente da calcio d’angolo… il pezzo forte del suo sinistro vellutato che in tutta la carriera replicherà 13 volte. La stagione 1978-79 fu più che positiva per il Catanzaro che, grazie alle reti di Palanca, centrò il 9o posto in campionato raggiungendo le semifinali di Coppa Italia. Competizione nella quale Palanca, realizzando 8 reti, una delle quali a San Siro contro il Milan che permise ai giallorossi di accedere ai quarti di finale, si aggiudicò la classifica marcatori.

A guidare quell’anno il Catanzaro vi era Carlo Mazzone per Palanca uno dei più grandi allenatori del calcio italiano. Il 1980-81, dopo il ripescaggio della stagione precedente per lo scandalo del Totonero, per Palanca segnò il passo d’addio in giallorosso e, dopo aver disputato la sua migliore stagione in Serie A, realizzando 13 reti, che gli permisero di piazzarsi alle spalle del capocannoniere Roberto Pruzzo, approdò al Napoli. L’interessamento dei partenopei guidati da Rino Marchesi gli fu comunicato dal direttore sportivo del Catanzaro Spartaco Landini e, senza esitare un attimo, accettò di buon grado il cambio di casacca. Alle pendici del Vesuvio Palanca incise, però, poco e, pur mettendo insieme 31 presenze esordendo anche in Coppa U.E.F.A., siglò una sola rete.

Al temine di quella stagione il Napoli centrò il 4o posto, accedendo alla Coppa U.E.F.A., mentre il Catanzaro di Bruno Pace, che ebbe nel friulano Edi Bivi, a un passo dal far parte dell’Italia campione del mondo (gli fu preferito Franco Selvaggi), l’erede di Palanca e nel portiere mantovano Alessandro Zaninelli il sostituto di Massimo Mattolini, centrando il 7o posto disputò il suo miglior campionato di sempre nella massima serie (il penultimo su un totale di 7) sfiorando l’accesso a quella che sarebbe stata la sua seconda finale di Coppa Italia.

Sopraggiunto l’autunno del 1982 Palanca, non rientrando più nei piani del Napoli, venne ceduto in prestito al Como in Serie B dove ritrovò l’ex allenatore del Catanzaro della stagione 1980-81 Tarcisio Burgnich. Con i lariani, giunti terzi negli spareggi promozione contro Cremonese e Catania (etnei promossi in Serie A), continuerà ad avere le polveri bagnate (2 sole le reti messe a segno anche se fruttarono le vittorie contro Milan e Campobasso) e ritornato al Napoli, dove troverà la via della rete in una sola occasione, finita la stagione 1983-84 concluderà, con non pochi ripianti, la sua poco esaltante avventura con i partenopei.

Nell’estate del 1984 di Palanca sembra si siano scordati tutti e dopo aver scelto di allenarsi con il Foligno, nell’attesa, rivelatasi poi vana, che qualche squadra di categoria superiore lo richiedesse, rimarrà con i marchigiani riprendendo a calcare i campi nel dicembre del 1984. Al termine del suo primo campionato con i falchetti metterà a segno 9 reti sfiorando la promozione in Serie C1 ma l’anno seguente, nonostante la sua media realizzativa manterrà lo stesso trend, il Foligno, oppresso da una pesante crisi societaria, retrocederà in Interregionale.

Chiusasi la parentesi in maglia biancoazzurra, per Palanca la carriera sembra giunta al capolinea ma, ritornato, come d’incanto, al Catanzaro, tra l’entusiasmo dei tifosi che non lo avevano certo dimenticato, anche se gli addetti ai lavori mossero qualche dubbio, ritrova lo smalto dei vecchi tempi riportando i giallorossi in Serie B a suon di reti. Nella serie cadetta, dopo aver sfiorato una nuova promozione in Serie A nel 1987-88, con i giallorossi di Vincenzo Guerini che centreranno un insperato 5o posto, vi rimarrà fino al 1989-90. Stagione nella quale il Catanzaro saluterà la Serie B e per il quasi trentasettenne Palanca, etichettato con l’appellativo di “O Rey” dagli attaccatissimi tifosi catanzaresi della Curva Ovest, giunse il tempo di appendere gli scarpini al chiodo… dal giorno del suo addio al calcio giocato sono trascorsi trent’anni ma per uno dei migliori sinistri d’Europa, così lo definì Sandro Ciotti, capace di segnare oltre 200 reti, lo scorrere del tempo non cancellerà mai le tante imprese con quel pallone suo fedele e inseparabile compagno fin da piccolo.