Il virus dilaga. Quale futuro per le scuole calcio?

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Il rapporto tra un bambino e il calcio è un qualcosa difficile da spiegare. Con quella palla attaccata al piede, lui sogna magari di diventare come il suo idolo. Probabilmente, indossa già la sua stessa maglietta e prova a imitarlo in qualsiasi giocata. Quando è il momento dell’allenamento la felicità è tanta, perché seguire i consigli del mister e stare assieme ai propri compagni di squadra è piacevole, oltre che importante. Ma questa contentezza non è nulla se paragonata a quella del giorno della partita. Quando c’è la partita le emozioni forti che prova lasciano spazio agli scenari di fantasia più improbabili. Lui pensa di essere a San Siro, anche se il campo è ridotto e si gioca 5 contro 5. Venti persone sugli spalti diventano la Curva Sud dell’Olimpico sotto cui fare un’esultanza liberatoria in caso di gol, magari, decisivo. Su quel prato verde impara i veri valori dello sport: la gioia per la vittoria, l’accettazione della sconfitta, il rispetto reciproco, lo stare insieme ad altri ragazzini della sua età.

Ma tutto ciò, ora come ora, non è possibile per nessun bimbo e non sappiamo quando potrà ritornare ad esserlo (teoricamente il 3 dicembre salvo nuovi DPCM). Da quando l’intero mondo ha conosciuto il coronavirus, la nostra vita è cambiata, non è stata più la stessa. E anche quella dei bambini purtroppo. Le scuole calcio sono, appunto, chiuse e a farne le spese, oltre agli istruttori, sono soprattutto loro. In estate, quando la pandemia sembrava essere morta quasi del tutto, si era presa la decisione di ripartire a settembre. La maggior parte delle scuole calcio, perciò, avevano ripreso la loro attività con grande entusiasmo. Ma poi, però, quello che è successo a marzo si è ripetuto. L’incubo ha fatto il suo ritorno.

Salvaguardare la salute, in questo momento, è l’obiettivo principale per il nostro Paese. Anche se fa male che le attività siano al momento sospese, dobbiamo farcene una ragione ed aspettare il 3 dicembre per vedere come si evolve la situazione. Dal punto di vista calcistico, ad essere fermi non sono solamente le scuole calcio, ma tutto il calcio giovanile (compreso il Campionato Primavera) e anche i campionati dilettantistici (dalla Serie D in giù). Quindi, a pagare per questo brutto periodo sono i club con meno risorse e le società volte a formare i ragazzi e ad insegnare loro i principi fondamentali dello sport.

A questo punto, una domanda sorge dunque spontanea. Se il virus dovesse perdurare e non si riuscisse a trovare un modo per “convivere” con esso, quale sarà il futuro per le scuole calcio e per tutto il mondo del calcio minore?