Welfare per l’Eccellenza, solo un’utopia?

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La riflessione “fuori le righe”, anche in Eccellenza esiste la disparità fra
le società, “welfare” per una equità di fatto.

Una modesta riflessione, sopra le righe, schietta, anche opinabile, ma che va fatta e
affrontata con lealtà intellettuale e senza strumentalizzazioni e senza partigianeria.
Il “vil denaro”, il capitalismo condiziona, in barba ai moralisti, percorsi sociali e
politici, scelte (alcune volte obbligate) strategiche nei vari comparti produttivi della
società civile.

Anche lo sport non è immune, subisce passivamente lo “strapotere” di un certo tipo
di consumismo (attività agonistiche d’èlite come surf, golf, automobilismo, tennis,
vela, etc), in sostanza c’è un assoggettamento, una sudditanza mentale, una parte
prevale su un’altra al di là delle capacità del singolo o di una compagine.
La domanda: Nello sport vince il migliore (o la squadra se è attività collettiva) per
proprie attitudini o chi ha la possibilità di investire di più rispetto alle altre o
all’altro? Arzigogolando sul “gioco della pedata” perché vincono sempre le stesse
squadre d’èlite, le città metropoli e le “provinciali” fanno da sparring partner.
Golia e Davide, il ricco e il povero, ci sono stati sempre e ci saranno
sempre, purtroppo! Questa è la “scala dei valori” che può essere anche accettata,
tutti gli stessi non possiamo essere.

Ci vorrebbe anche il “welfare” nel calcio, nello sport in generale, la “base” è il calcio
dilettantistico con le sue contraddizioni, che va emendato e sostenuto.
Si dovrebbe giocare alla “pari” ma non lo è, anche nel massimo campionato
regionale dilettantistico a vincere sono sempre le stesse società, più opulente,
con il mecenate di turno, e tutto ciò forse rende meno credibile il “sistema”.
Vi immaginate l’Eccellenza a “due corsie”? Un altro aspetto è la “fiscalità di
vantaggio” e privilegiare il settore giovanile.
La “pandemia” (speriamo che vada via al più presto) ci ha fatto riscoprire alcuni
valori morali, l’esistenza, le differenze, cambierà qualcosa dopo o tutto è
un’utopia di un poco avveduto sognatore?

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