Campionati Mondiali di calcio, oggi la finale

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Il Mondiale finisce. Fra sogni di gloria che prendono corpo fra urla e lacrime ed altri che svaniscono nel cacuum di teste chine e lacrime di rabbia a stento trattenute davanti agli scatti di fotografi impietosamente protesi a catturare l’attimo fuggente. Quale che sia.

Poi dopo le premiazioni e i riti di commiato cadrà l’oblio su una edizione del Mondiale da ricordare. Non solo per l’assenza dell’Italia – ex post in buona compagnia e pertanto gaudente sia pur a metà davanti al diffuso mal comune che ha falcidiato le formazioni più blasonate. Sarà da ricordare per la perfetta macchina organizzativa messa su dai russi. Per gli stadi, veramente belli e destinati – alcuni – a sopravvivere all’evento. E per i messaggi di civiltà giunti da nazioni che forse non speravano nella finale e che hanno lasciato una traccia di civiltà di senso civico di apertura al dialogo in nome della pacifica convivenza fra i popoli.

Il mondo del calcio ha dimostrato al mondo dei potenti, da Trump a Putin, a Kim, al Califfo fasullo dell’isis e a quelli veri, Sauditi e affini, fino ai dilettanti allo sbaraglio figli del malpancismo europeo che il mondo possa vivere in pace e prosperare e credere in un ideale di dialogo senza prevenzioni e discriminazioni di etnia, religione e color della pelle.

Questo è il messaggio che il mondiale ha lanciato con i senegalesi che pulivano lo stadio e i jap del levante lo spogliatoio e i panamensi in festa per il loro primo goal in un torneo mondiale, gli islandesi lontani da fiordi e più di tutti i magnifici croati.

Campioni in campo che da ragazzi conobbero vent’anni fa il volto truce e tragico della guerra, i boati delle bombe l’odore del sangue e il tanfo della tendopoli che senza dimenticarlo – sarebbe impensabile – si getteranno dietro le spalle per un attimo ove sollevassero la Coppa del Mondo. Vittoria da dedicare anche a coloro che non ci sono più e che videro la fine dei sogni a Pristina, a Morini. Nelle fosse comuni e nell’ orrore di una guerra civile che pesa sulla coscienza codina di chi la alimentò.

Foto di copertina tratta da Romanews