Croazia in finale Gli atleti vincono. Il Presidente affascina

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Che bella partita! La semifinale fra Inghilterra e Croazia dal 46° in avanti, fino alla fine dei supplementari è stata una di quelle pagine di calcio spumeggiante, generoso e bello destinate ad entrare nella storia dei Mondiali.

Outsider di qualità accreditata di buone credenziali la Croazia doveva dimostrare la capacità, la grinta e il carattere dei veri campioni. L’Inghilterra di Kane nel primo tempo era riuscita a imporre il suo gioco, efficace ma prevedibile, ripetitivo nell’attuazione di schemi ben rodati ma legnosi, rigidi e soprattutto basati su verticalizzazioni e fisicità.

La Croazia del secondo tempo con un ritmo e un brio sorprendenti alla luce della palese contrazione della manovra della prima frazione di gioco, con manovre veloci e lunghi traversoni a spostare da sinistra a destra e viceversa la prosecuzione degli attacchi, neutralizzava ogni pericolosa velleità degli eredi di Charles fino rendere inefficace l’attacco inglese, sempre più spesso costretto a manovre di ripiego, subendo l’iniziativa dei croati senza attaccare confidando nell’affollamento d’area e nella buona stella di Pickford, incolpevole su entrambi i goal subiti.

Velocità, precisione nel fraseggio su tutte le distanze, capacità di condividere iniziativa e azione con tutti compagni di squadra. Con questa ricetta la Croazia vinceva meritatanente, conquistava la finale ed entrava – nazione grande all’incirca quanto la Campania e con poco più di 4 milioni di abitanti – nella storia del calcio. Non solo per il valore atletico e agonistico ma per il tifo planetario che pare registrarsi in favore dei biancorossi a scacchi croati, che – insieme al bellissimo sorriso e al sex appeal della Presidente Kolinda Grabar Kitarevic- giova molto al morale della squadra e molto meno agli enfants de la Patrie di Monsieur Macron e della sua matura consorte

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