Il Derby del fascinoso Islam

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Nel nome di Allah e, dunque, senza potenziali infedeli “per lo mezzo” e con pari sacrifici debilitativi diurni, causa Ramadan concluso da poco, giocheranno oggi per un simbolico posto al sole calcistico del mondo arabo gli alfieri sauditi contro il Faraone Salah (gettonatissimo anche, suo malgrado, come potenziale Presidente della Repubblica) .

Sarà il top match di lingua e cultura araba e  giunge nel momento catartico che segna un cambiamento epocale della società saudita che permette ora alle donne – da pochi giorni – di guidare scoprendo parte del volto. L’occidentalizzazione è lontana ma sempre meglio che niente…

Di contro gli egizi – che sugli spalti mostrano tantissime donne senza velo impegnate nel salvifico ruolo del tifoso che tanto giova al morale degli atleti – punteranno ad affermare la loro supremazia calcistica.

Miracoli del calcio. Un Mondiale che veramente lascerà il segno per i significati di universalità che fa emergere ad una lettura più attenta sotto il profilo politico del fatto sportivo. Entrambe le formazioni non hanno nulla da chiedere o da pretendere per il prosieguo del torneo. È solo una questione di prestigio fra due formazioni espressione di due diverse facce del mondo arabo.

Ai tempi delle crociate le milizie del Saladino, agili e feroci, si dividevano in mamelucchi e giannizzeri senza contare i cavalieri berberi in sella ai focosi cavalli arabi capaci di incursioni velocissime e sortite fulminanti. Vedremo in campo quest’oggi valori simili? È quello che molti si aspettano: un incontro vivo, vivace e combattuto. In attesa del prossimo incontro – non sappiamo quando magari nel mondiale della torrida e climatizzata Dubai – nel quale – è l’augurio – sugli spalti a tifare saudita vi possano essere tantissime donne, con il velo ma almeno a viso scoperto a conferma che la Monarchia saudita pencolante fra futurismo imprenditoriale e medioevo sociale abbia proseguito nel percorso di modernizzazione che pare abbia concretamente intrapreso.