Eliminati i tedeschi

84

Alla fine del turno a gironi la prima vittima eccellente della new wave calcistica del Mondiale è stata la Germania di Herr Loew. I tedeschi Campioni del Mondo hanno tirato le cuoia sotto il cannoneggiamento dei sud coreani. I cugini di Kim hanno dimostrato che la forza e l’orgoglio e una motivazione certamente più forte dei Campioni in carica può fare – ed ha fatto – la differenza mandando anzitempo a casa le Loewdeutschlanderstrurmtruppen a pigliarsi le rampogne di Frau Merkel, che non ha gradito l’incolore prestazione di una nazionale che, anzichè incarnare la superiorità di una tradizione calcistica blasonata, è scaduta al livello della squadra anodina e incolore dei tatuati superpagati messi insieme a suo tempo da Gianpiero Ventura, sventurato nocchiero di una barca che faceva acqua da tutte le parti ma che non avrebbe sfigurato più di tanto al confronto con molte delle squadre finora viste all’opera.

Essere stati eliminati da una squadra – la Svezia – che ha conquistato il passaggio agli ottavi stempera l’amarezza degli azzurri. Molto più urente – anche per chi come noi ha tifato Nigeria – è stata l’amarezza per l’eliminazione dei verdi afrikaans ad opera di un’Argentina modestissima che ha brillato della luce di un redivivo Messi e del gran goal di Rojo: rete di istintuale bellezza insozzata dall’insulsa esultanza della “Maschera di Maradona”, che fa passare il turno ai gauchos biancocelesti senza diradare le fosche nubi che fanno presagire un tracollo epocale agli ottavi.

Da questo scenario al momento sembrano avvantaggiarsi portoghesi, spagnoli, francesi e soprattutto i russi. Ora il mondiale entra nel vivo e perde il sorriso, il colore e il calore di squadre e tifoserie come il Senegal capaci di dare lezione di civiltà a tutto il mondo di una degenerata cultura dell’usa e getta tardo capitalistico, il dignitoso dolore degli iraniani alla fine della partita con i portoronaldesi.

Il volto bello colorato e coloristico del Mondiale svanisce così nell’ansia del vincere o perire. Residuano grinte, agonismo, soldi e tatuaggi e l’hobbesiano spirito del bellum omnium omnes.

CONDIVIDI