Federmoto, decapitato il CoRe Campania: sospeso Massimo Gambini

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La sua colpa? Ad imitazione di quanto fece Paolo Sesti nel 2016 in Calabria dando la parola ad un tesserato in espiazione di condanna, e dunque sospeso, nel corso di una premiazione ha permesso a due socie del suo Motoclub, in atto sospese dalla Giustizia Federale, di partecipare e di ricevere i premi. Evidente la disparità di trattamento con l’ex Presidente Federale della Fmi, Paolo Sesti, che restò immune da qualsiasi conseguenza per aver fatto la stessa cosa.

In quell’occasione nella Sala meeting dell’ Hotel Uliveto Principessa di Cittanova dove era in corso la Premiazione dei Campioni del CoRe Calabria e l’Assemblea annuale dei clubs, Sesti diede a un condannato la possibilutà di parlare e pronunciò una frase che gelò il pubblico: “Comando io e faccio quello che voglio io!“- disse stizzito a chi gli faceva notare che il condannato non potesse parlare!!! La vicenda diviene pertanto emblematica della necessità di rivedere in nuce l’impianto stesso del sistema “Giustizia Sportiva”. Al di la di questo fa specie pensare che esistano sfere diverse di realtà nel contesto della stessa FSN o del medesimo EPS e che bastoni, carote, carezze e sanzioni possano essere funzionali a giochi sporchi di matrice politico elettorale pilotati dal vertice per impedire o frustrare le aspirazioni di dirigenti di lungo corso ad essere eletti nei consigli federali e a furbate quale il voto elettronico che non da garanzia alcuna contro le manipolazioni e i brogli e non consente il riconteggio delle schede.

Urge correre ai ripari. Urge che il mondo dello sport riscopra in ogni vertice il valore della lealtà, della probità, dell’onestà, della trasparenza e dell’umiltà.
Al defenestrato Gambini la sospensione certamente consentirà lunghi periodi di riflessione. Anche sui suoi errori, sulle sue alleanze di ventura e sui suoi padri protettori: amici, come sperimenterà se riuscirà a sopravvivere come dirigente – fino alla prima curva e da qui in avanti da buoni Cardinal Mazzarino pronti a lasciarlo in balìa delle tempeste con un “Ciaone” e senza dire arrivederci.

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