L’ Italia che non t’aspetti Araba Fenice. Domina, soffre e vince

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Un goal in pieno recupero su un calcio d’angolo finalmente ben tirato: lungo a spiovere e che ha consentito al positivo Biraghi di spezzare un sortilegio che da tempo negava agli azzurri non solo i goals ma le vittorie.

Sette occasioni da goal -con due traverse- sprecate ad iniziare dal primo minuto di gioco. Pareggiare o perdere non sarebbe stato giusto perche’ finalmente gli azzurri hanno mostrato carattere e combattivita’ pressando costantemente e contenendo il trapezio polacco del primo tempo e il 4 4 2 del secondo, con i polacchi piu’ corti, piu’ raccolti e piu’ insidiosi al punto da mancare essi pure due palle goal grazie anche al tempismo di Donnarumma.

Triangolazioni precise e ottima intesa con capacita’ di cambio posizione, con Chiesa e Barella superlativi accanto a Bernardeschi e Jorginho davano i markers di una superiorita’ che meritava di essere sancita dal goal. Ben 8 i fuorigioco fischiati a conferma dell’intesa perfetta della linea difensiva polacca e della precipitazione dei rifinitori azzurri che a un certo punto con il passare dei minuti e la palla che non entrava potevano subire la psicosi della porta stregata.

Gli innesti nel finale di Piccini e di Lasagna che smorzava in basso il corner di Verratti e permetteva a Biraghi di segnare premiava la costanza degli azzurri e forse consentira’ di iniziare una pagina nuova per la nazionale italiana che in Polonia si e’ riscoperta operaia e orgogliosamente convinta di poter uscire da un tunnel buio.

Dopo la partita contro l’ Ucraina non vi erano soverchi motivi per essere speranzosi. Certo vi erano stati dei fugaci bagliori ma niente di concreto che facesse pensare ad una metamorfosi che dopo la mancata qualificazione al Mondiale ci consente di paragonare la squadra di Mancini all’araba fenice, risorta – come il mitologico uccello – dalle sue stesse ceneri.

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