L’armata rossa non si piega dinanzi agli avversari

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Soccer Football - World Cup - Group A - Russia vs Egypt - Saint Petersburg Stadium, Saint Petersburg, Russia - June 19, 2018 Russia celebrate their first goal scored by Egypt's Ahmed Fathy REUTERS/Fabrizio Bensch TPX IMAGES OF THE DAY

La notte moscovita alla vigilia dell’estate è dolce. All’improvviso si colora di vita e d’entusiasmo, con tante bandiere rosse che -senza mai eguagliare il calore delle feste italiane dopo una vittoria mondiale- sventolano da auto in transito -a velocità moderata e senza caroselli e strombazzamenti- o garriscono da finestre, per una volta solo per manifestare gioia e non per ragioni politiche.

L’Armata Rossa, quella calcistica, vince, convince e suscita entusiasmi. Wladimir Putin gongola. Ha capito che il prestigio della “sua” Russia passi e si accresca anche attraverso un ruolo di primo piano nel Mondiale di football.

Sullo scenario mondiale colpisce positivamente la prolificità dei marcatori russi andati a rete per ben 8 volte in due gare, ipotecando senza se e senza ma il passaggio di turno e impensierendo gli “zar” delle altre formazioni, quelle costruite intorno a un fuoriclasse.

L’armata rossa è formazione operaia ma coriacea e mostra un collettivo con buoni schemi e capace di macinare gioco a tutto campo con spunti improvvisi e veloci e conclusioni potenti che hanno messo in crisi da ultimo gli egiziani e che già impensieriscono i tattici dei futuri avversari.

Politicamente per Putin e la sua intelligencjia è importante vincere. Subito. Tanto. E di forza. Vincere quanto più possibile. Pensando anche al titolo. L’armata rossa del pallone lo ha capito e fa sul serio.

Seguiamo con lo sguardo le bandiere rosse che s’allontanano nella notte moscovita e pensiamo a quanto erano belle le nostre bandiere, tricolori e azzurre, che garrivano in festa la notte di un lontano e indimenticabile 11 luglio del 1982.

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