A lezione di civiltà dai senegalesi

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Comincia ad appassionare questo Mondiale operaio. Russo, non sovietico. Comunque operaio. E che nelle sue tante sorprese evoca anche un cristianissimo passaggio del Magnificat, quello che recita: “ha fatto cadere i potenti dai troni, ha rimandato i ricchi a mani vuote, ha innalzato gli umili”. Come non leggere e non intravedere in questa parafrasi quello che ha finora caratterizzato questo torneo. L’ Italia-blasonata e ricca più che potente e, come essa, altre nazionali che falliscono la qualificazione. Squadre di alto profilo che soffrono e perdono. Squadre di paesi poveri o misteriosi che vincono o comunque non sfigurano.

Papy è un ragazzo senegalese. Vent’anni o poco più, giunto migrante ed accolto in una Italia subito eletta a patria d’adozione. Parla l’italiano meglio di tanti Italiani, pur senza aver letto il Giardino dei Finzi Contini. E non solo: francese, inglese, tedesco e la sua lingua madre che non è lo swaili ma un altro idioma dal nome strano. Alla faccia del populismo dilagante e delle migliaia di bimbi minchia googledipendenti o facebook-twitter dipendenti che a mala pena si esprimono in un decente italiano, pur essendo italiani. Un senegalese poliglotta che ama l’Italia e tifa Senegal. Come lui tantissimi altri suoi connazionali che, a parte la naturale eleganza di portamento e i tratti modiglianeschi del viso di molte donne dal lungo collo e dai turbanti colorati a nascondere i capelli radi al punto da sembrare stempiate e che nei loro piccoli villaggi-stato spesso erano insigniti di dignità regale e vivono in Italia e nel mondo figli della diaspora della globalizzazione, si sono ritrovati in Russia per seguire da vicino le partite della loro nazionale di giovanotti dalle lunghe gambe e dai grandi polmoni che ha dato loro fino ad ora gioie insperate, rimandando – come dicevasi – i ricchi fin’ora incontrati a mani vuote e facendo riempire taccuini di appunti a osservatori e talent scouts calcistici in missione esplorativa e soprattutto dando una dimostrazione di senso civico meritevole di universale lode.

A fine gara anzichè lasciare fra le gradinate o in tribuna le scorie della loro presenza: sacchetti di carta, contenitori di cibo, buste di plastica e bottigliette gettate via e che poi il precario di qualche ditta di pulizie avrebbe raccolto, hanno in men che non si dica ripulito da qualsiasi rifiuto la parte di stadio che avevano occupato. Molti di loro – giunti in occidente non si sa come e per molti aspetti reietti in una società che si sta riscoprendo pericolosamente xenofoba – hanno dato al mondo intero una grande lezione di stile e di civiltà.

Gli umili sono saliti sul trono del senso civico e non solo su quello agonistico del pur brillante inizio torneo della loro squadra nazionale.

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