Nazionale azzurra nel pallone: da Ventura a Di Biagio: di flop in flop

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Ricominciamo. Fu il titolo di una canzone di Umberto Tozzi, una voce della canzone melodica anni 80. Ricominciamo: la solita manfrina di passaggi e passaggetti inconcludenti e sterili di spunti realmente e incisivamente offensivi da parte della nazionale italiana di Calcio. Nelle due trasferte recentissime in terra d’Albione l’unico vero cambiamento è apparso – a parte qualche nome – quello del tecnico.

Al posto di Ventura Di Biagio. È cambiato il direttore ma la musica è rimasta la stessa. La Nazionale è apparsa priva di una vera personalità. Legata a una mentalità assolutamente minimalista e a schemi di gioco che non possono assolutamente far presagire grandi possibilità di progresso e di recupero di credibilità e soprattutto di temibilità.

A parte le lacune difensive, una della quale – in occasione del primo goal subito – è stata determinante nella sconfitta contro l’Argentina non è apparsa evidente nessuna reale capacità di concludere con decisione a rete, di valorizzare i lanci lunghi sulle fasce e il gioco aereo, perdendosi in un veronica di passaggi e passaggetti – anche belli a vedersi – ma che sono destinati a perdersi oltre la metà campo avversaria quando l’interdizione d’area diventa più efficace e in qualche occasione cattiva.

Manca la cattiveria, manca la voglia di crederci fino in fondo. Manca il vero talento capace di proiezioni offensive realmente efficaci e in generale manca la visione piena dell’azione corale, quella che – partendo da un fascia – possa essere repentinamente spostata sulla fascia opposta sfruttando con velocità e determinazione i corridoi così improvvisamente aperti. Mancano haimè anche gli uomini. Nulla di personale con Jorginho. È un bravo ragazzo e un gran talento. Ma ci domandiamo: Possibile che il mondo della pedata calcistica italica non riesce a sfornare qualche uomo in più? Ripetesi non è nazionalismo becero. È solo una constatazione. Non vorremmo che nell’entourage azzurro esistessero forze trasversali e pressioni politiche oltre il lecito e il decente.

Di Biagio, poveraccio, ha tirato un respiro di sollievo con il rigore che ha evitato la sconfitta contro l’Inghilterra. E forse, in cuor suo, un altro per non essere il vero CT ma solo una figura transitoria in attesa del Messìa, chiunque esso sia dovrà moltiplicare non tanto i pani e pesci, ma la voglia di onorare la maglia azzurra e i nomi di giovani talenti che in provincia talvolta crescono senza essere ritenuti degni della maglia azzurra né tantomeno di quella di club che continuano ad acquistare stranieri senza alcun limite, anche di decenza.