Reggina, spalti gremiti ma… “Riggiu no vindi ranu”

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E’ stato bello rivedere il Granillo gremito quasi come ai tempi della serie A e di quelle stagioni di B in cui si lottava per la promozione. Bello. Indubbiamente un segnale di rinnovato interesse che il popolo amaranto, ridestatosi al “canto del Gallo” ha dato in un derby regionale tante volte vissuto nel campionato cadetto.

Non importa chi abbia vinto o perso. Ha vinto lo sport. Comunque. Resta solo l’amaro in bocca se si pensa al distacco che la tifoseria reggina aveva mostrato quando la società era in ambasce pur dando la squadra buoni segnali e positive prestazioni. Ci domandiamo: i muscoli (leggasi solidità economica) del gruppo Gallo hanno rivitalizzato entusiasmo e attenzione. Ma dov’era il popolo amaranto quando il generosissimo Pratticò metteva a rischio il lavoro di una vita per non far morire il blasone della Reggina? Se i 700 nuovi abbonati e tutti quelli che ora riscoprono ardore ed entusiasmo fossero stati vicini a Mimmo Pratticò forse il calcio metropolitano avrebbe vissuto giornate meno amare di quelle che hanno contraddistinto la vigilia dell’ingresso di Luca Gallo e del suo gruppo imprenditoriale.

Torna in mente un vecchio adagio dell’Avv. Giovanni Agnelli: “Il successo ha mille padri. La tragedia è orfana”. Orfana come il vuoto desolante sugli spalti. Orfana come il parlare della squadra in terza persona. Orfana come la prevenzione pilotata da una certa stampa velinara che della Reggina si occupò solo un paio d’anni fa, giusto per sventolare in anticipo spauracchi di mafiosità sufficienti a far ritornare oltreoceano un importante imprenditore italoaustraliano che avrebbe voluto rilevare la società. Così, tanto per farci allegramente del male rimestando ovunque il marcio del target di terra di ‘ndrangheta e di connection ‘ndranghetistiche intercontinentali.

Ora, al “Canto del Gallo” il popolo amaranto s’è ridesto. Speriamo che la vicinanza e il calore si mantengano vivi; altrimenti tornerebbe a fagiolo quel vecchio adagio tutto cittadino: “Rriggio nun vindi ranu” (grano nda).