Sissy non c’è più. Si attende la verità

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Un raggio di sole esploso all’improvviso dalla coltre plumbea e lacrimante di un cielo dolente come il cuore dell’intera città, ha accolto il feretro di Sissy Trovato Mazza ricoperto dal tricolore e portato a spalla da un gruppo di agenti della Penitenziaria, il corpo al quale apparteneva. Davanti la chiesa di Santa Maria delle Grazie il Sindaco di Taurianova e la giunta. E le autorità militari. Hanno deciso di attendere lì. All’esterno. Per essere – se è possibile – un po’ più vicini, anche fisicamente, alla sfortunata concittadina negli ultimi metri che separano l’ingresso del tempio dall’altar maggiore davanti al quale la bara viene poggiata. Sulla bandiera un cuscino di fiori,azzurri, del corpo d’appartenenza. Qualcuno poggia la maglia gialla da portiere e una cornice con la sua foto. Entrano le Autorità: il Vicario del Prefetto, Colosimo, e in rappresentanza del governo un giovane sottosegretario di Stato: leghista o grillino che sia osserva spaesato e silente quella Chiesa gremita di gente, il viso disfatto dei genitori: papà Salvatore , sguardo perso dentro la nebbia di un dolore urente e mamma Caterina, cappuccio e grandi occhiali neri a nascondere occhi che tanto hanno pianto.

Don Domenico De Raco inizia il rito. Parla del mistero della morte e della vita eterna che attraverso la morte si schiude per chi ha creduto. Infine una frase, pesante come un macigno: “il signore illumini le coscienze di chi deve dare delle risposte” . Poche parole che riecheggiano il mistero del ferimento della giovane e tutto quanto di incomprensibile, errato e superficiale fece seguito nell’opera di chi doveva – e dovrebbe – investigare e capire cosa avvenne quel triste giorno d’Ognissanti nell’Ospedale di Venezia quando un colpo di pistola che nessuno avrebbe sentito riduceva Sissy in stato vegetativo.

In chiesa anche il mondo dello Sport che era stato parte della vita di Sissy. La Pro Reggina, la squadra con cui divenne Campione d’Italia. Il Presidente del Coni Regionale, Maurizio Condipodero, affida il suo pensiero a Facebook con un messaggio intriso di riflessione e di speranza. Finisce il rito. Il feretro lascia la Chiesa fra gli applausi. Palloncini bianchi si perdono nel cielo plumbeo in breve trascinati lontano e in alto, sparendo oltre le caligini d’un giorno doloroso e bagnato di pioggia come per le esequie dei Carabinieri Caruso e Condello, nel 1977, e, vent’anni dopo, per quelle di Antonino Fava- ucciso dalla ‘ndrangheta a Scilla con il collega Garofalo in un Gennaio di sangue. Il furgone funebre si allontana.

Sissy ora riposerà per sempre nella terra dove era nata. E che amava. A chi è rimasto, il dolore d’esistere e un’ansia di verità che dia risposte ad ubbie che logorano come tarli.

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