Bruno Attinà: «La maglia della Pro Pellaro come seconda pelle»

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Bruno Attinà, 36 anni e ben 27 di esperienza calcistica, spicca nel reparto difensivo della Pro Pellaro avendo dalla sua doti calcistiche ed umane degne di nota. Il giocatore, cresciuto nelle giovanili del C. S. Lazzaro, all’età di 15 anni è approdato alla Juniores guidata da Giuseppe Condemi e ha quasi subito debuttato anche in prima squadra, allora militante nel campionato di Promozione. Ha quindi giocato con la società reggina per otto anni con una parentesi nel 2003 in Eccellenza nel Calcio Riunite Gioiese.

Successivamente, per ragioni di incompatibilità con gli allenamenti, ha deciso di smettere di giocare a calcio e si è avventurato nel mondo del calcio a 5, dove ha giocato sei anni, indossando per cinque anni la maglia del Pellaro C5 ed un anno quella del Modena C5. Proprio quando militava con quest’ultima, i fratelli Domenico e Pasquale Sergi iscrivevano la Pro Pellaro al campionato di Terza Categoria e Attinà, che non aveva abbandonato affatto la sua passione, seguiva ed incitava la squadra dagli spalti. A fine stagione la Pro Pellaro arrivò seconda, l’anno successivo il giocatore decise di aggregarsi al gruppo composto da tutti amici di Pellaro, e, nel frattempo ci fu il ripescaggio in Seconda Categoria.

«Da quell’anno in poi quella gloriosa e storica maglia diventò la mia seconda pelle – ammette Attinà –. Sono passati otto lunghissimi ed indimenticabili anni, alcuni dei quali vincenti e speciali. Tanto per citarne uno, il terzo anno facemmo il salto di categoria dalla Prima alla Promozione attraverso i playoff ma, in particolare, quell’anno più che una squadra di calcio eravamo una grande famiglia sia in campo che fuori».

Da dove nasce la sua passione? «Beh, da bambino volevo fare l’attaccante e mi ispiravo a Marco Van Basten. Poi mi ritrovai invece a fare il difensore e, abbracciando diverse generazioni calcistiche, ho incontrato tanti attaccanti di valore, quali ad esempio Rocco La Rocca, Francesco Favasulli (Ciska), Giuseppe Fascì, Rosario Saffioti, Totò Musumeci».

Rimorsi e rimpianti della sua carriera calcistica? «Sicuramente avrei potuto raggiungere categorie superiori, però non so dire con precisione quale. Ho rifiutato molte proposte di squadre importanti, una di queste fu quella della Casertana che militava nel campionato di C2».

Quali consigli daresti oggi a tuo figlio o ad un giovane che vorrebbe giocare a calcio?
«Ai miei due figli, Giovanni di 12 anni e Thomas di 10, dico di essere sempre corretti e sportivi e di fare tesoro di tutte le esperienze che si possono fare all’interno di un campo di calcio. Sia quelle positive ma soprattutto quelle negative, perché serviranno nel percorso di crescita personale».

«Questo triste periodo – conclude Attinà – mi ha tolto la voglia di allenarmi, spero che una volta passato mi ritorni. Il mio augurio è che passi più in fretta possibile per tornare tutti alla normalità, in modo che si possa nuovamente correre dietro un pallone da calcio, specie per i più piccolini, in quanto per loro il calcio, o meglio lo sport in generale, è di vitale importanza per la loro crescita».

 

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