Max Romano, doti non comuni e grande senso tattico

362

Centrocampista di grandissima qualità, prima di approdare alla Cinquefrondese, Max Romano ha collezionato esperienze importanti in diverse società del mondo dilettantistico reggino e non solo. Cresciuto tra le fila della Taurianovese, all’età di 13 anni viene acquistato a titolo definitivo dal Vicenza Calcio di Serie A. Cresce quindi nel vivaio biancorosso per i successivi otto anni e, terminato il settore giovanile, esordisce in prima squadra con il Carpi di C1. Si trasferisce poi nel Crema Pergo di C2, nella Miranese, e ancora Torri, Vassano, Luparense. Infine gioca con Locri, Siderno, Gioiese, Taurianovese, Rizziconi, Rosarnese, Cittanovese, Real Gioia, per poi giungere a Cinquefrondi.

Nel corso della sua carriera calcistica, degna di nota, tante le esperienze vissute che ne hanno temprato il carattere e perfezionato le doti tecniche. “La partita che con immenso piacere mi ha lasciato un bellissimo ricordo – dichiara – è stata il derby Locri-Siderno. Io, trequartista del Siderno, e tutti i miei compagni, rientrati nel nostro stadio, ci ritrovammo più di 1500 tifosi a festeggiare il trionfo. Fu un’esperienza unica“.

Guardando all’esperienza attuale, il veterano Romano riconosce che “in questa stagione la Cinquefrondese potrebbe arrivare molto lontano in Coppia Italia per poi giungere tra il primo e il secondo posto in campionato“, tuttavia, “secondo il mio parere -sostiene – sarebbe opportuno non tornare in campo, per motivi di sicurezza ed anche perché il campionato sarebbe, probabilmente, falsato con poche possibilità di ripresa, giocando solo il girone di andata. Anche in virtù di ciò, in questo momento non mi sto dedicando allo sport in particolare, ma trascorro le mie giornate a portare e a vedere mio figlio Mattia giocare al Sant’Agata“.

La passione per il calcio, come si vede, Max Romano non intende abbandonarla neanche quando terminerà la sua esperienza da giocatore. “Quando molto presto smetterò di giocare – dichiara -, continuerò a fare l’istruttore di calcio, allenando quindi solo ragazzi dai 6 agli 11 anni. Questo perché ho sempre preferito mettermi in gioco in campo, perciò uno dei miei obbiettivi sarà seguire mio figlio e continuare a seguire il ‘vero calcio’ da uno stadio o da una semplice tv, ricordando i miei momenti di trionfo insieme a tutti i miei compagni che mi hanno accompagnato in questa grande avventura, ormai quasi conclusa“.

Conclude “Mi auguro che si possa tornare al più presto alla normalità, per riprendere la nostra ‘libertà’, quella che il Covid-19 ci ha tolto. Mi auguro che al più presto torneremo a sentire le urla dei tifosi, l’adrenalina dei giocatori prima di una partita, che torneranno gli allenamenti duri, quelli che poi a fine giornata ti portano ad essere esausto ma orgoglioso per il grande sforzo. Mi auguro che soprattutto i ragazzi, quelli che ancora da poco avevano iniziato a credere nel calcio, non perdano la speranza, perché il calcio non è solo uno sport ma anche uno stile di vita“.