Quattro chiacchiere con Spoleti, difensore del Melicucco

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In un momento di incertezza quale quello attuale, in cui non è ben chiaro quando e se si potrà finalmente tornare sui campi da gioco, Michelangelo Spoleti del Melicucco ripercorre la sua carriera calcistica ed espone i suoi progetti per il futuro.

Ho 34 anni, e, se i programmi e gli impegni me lo permetteranno, prenderò parte alla ventesima stagione calcistica. Ho iniziato a calcare i campi dilettantistici nella stagione calcistica 2002-2003 – Prosegue il calciatore – nell’allora Real Pellegrina di mister Antonio Latella, la piccola frazione di Bagnara Calabra, nonché mio paesino d’origine, con debutto a Brancaleone (ricordi indelebili).

Sono poi passato in Eccellenza nella Gloriosa US. Palmese 1912, con la quale ho disputato ben cinque lunghe stagioni, durante le quali ho avuto come compagni di squadra i mitici Peppe Perna, Peppe Pesce, Giovanni e Ciccio Musumeci, Ciccio Cundari, Enzo Giacco, Graziano Nocera. Quest’ultimo, in particolare, all’inizio della sua carriera di allenatore mi ha voluto fortemente con lui a Gioia Tauro e quindi nel 2008, dopo la vittoria del campionato, sono passato alla Gioiese per starci quattro stagioni. Quattro anni calcisticamente fantastici in cui ho conosciuto colui il quale, in termini di consigli, mi ha dato sicuramente di più: Sasà Caruso, tatticamente uno dei giocatori più perfetti che abbia conosciuto. Poi il ritorno a Palmi nel 2012. Nel 2013 ho militato tra le fila della Taurianovese ma a dicembre sono passato alla Deliese dove sono rimasto per le successive due stagioni.

Poi ancora due anni nella Bagnarese, sino a quando Peppe Perna mi ha fatto conoscere Fabio Mercuri, compagno e grande Amico, e la sua famiglia mi ha “adottato” prima a Rosarno e poi nel 2019 a Melicucco“.

Quando si parla di giocatori di esperienza – prosegue Spoleti, pensando ai suoi compagni di viaggio –, mi viene un po’ di nostalgia, perché vuol dire che la discesa è iniziata già da un po’. Ovvio che gli anni passano, e, quando i consigli e le nozioni diventano un bagaglio che ti porti dietro, l’esperienza nasce spontanea. L’attaccante più forte che ho incontrato è senza dubbio Ciccio Piemontese, un giocatore che anche oggi, in buone condizioni fisiche, riesce a fare la differenza in Eccellenza. Bomber Giacco, poi, è stato meglio averlo avuto compagno“.

Quando gli si chiede chi sia il suo idolo calcistico, risponde: “Io da bambino ammiravo il mitico Paolo Maldini, non solo per le prestazioni ma anche per la saggezza delle sue interviste. Ho sempre pensato che da dietro le cose si vedono meglio, si riesce sempre ad essere più consiglieri, più saggi. Ho sempre voluto fare il difensore, poi le doti tecniche mi hanno sicuramente orientato“.

Un giocatore del suo calibro ha rimorsi e/o rimpianti? “Beh, si, ho un rimpianto a metà, se penso alla stagione in cui dalla Gioiese sono passato a Palmi. Quello è stato l’anno in cui la squadra metaurina ha vinto il campionato ed è andata in Serie D. Credo che il presidente Rombolà avrebbe voluto che rimanessi in squadra anche in D, ma io volevo essere protagonista e ho scelto Palmi“.

Ed ora quale consiglio si sentirebbe di dare ad un giovane che si apre al mondo del calcio dilettante? “Non é semplice oggi dare un consiglio ad un giovane, a mio figlio forse ancora di più, al quale mi lega un sentimento troppo grande. Se decidesse di giocare a calcio, di sicuro gli farei fare la strada da solo. Il calcio è vita ma ti rendi conto di ciò solo se sei tu ad essere il protagonista e non un genitore o chi per te. Ai giovani di oggi consiglio di giocare a calcio solo se si prova amore verso questo sport… Dilettanti o professionisti cambia poco, forse qualche zero sul conto in banca!!! Le emozioni, pur in contesti diversi, sono pressoché uguali. Milan-Inter o Gioiese-Palmese non è in fondo la stessa cosa?!“.

Per concludere, uno sguardo agli obiettivi ed ai propri progetti professionali e personali. “Il COVID-19 sta di sicuro mettendo in crisi la pazienza di tutti, specie per chi, come me, in un'”età avanzata” sperava di chiudere in bellezza ogni stagione. Del resto, d’ora in poi, ogni nuova esperienza calcistica potrebbe essere anche l’ultima. Quindi in realtà sto vivendo questo periodo con un po’ di ansia non solo per lo stato di salute che è messo parecchio a rischio ma anche perché non so veramente come finirà! Mi auguro di rivivere lo spogliatoio ancora un po’, lo scambio di battute, i sorrisi ed i litigi che si risolvono con abbracci lunghi un’eternità dopo una sofferta vittoria. Mi ripeto, il calcio è Vita! Solo chi ha l’opportunità di amarlo può capire le emozioni che possono nascere anche da un semplice sguardo d’intesa con il tuo compagno di squadra“.