1922… il Napoli muove i suoi primi passi

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Nel lontanissimo 1922, dalla fusione tra il Naples e l’Internazionale Napoli, nacque l’Internaples che, il 25 agosto del 1926 (cambiando denominazione sociale per volere del regime fascista), assunse il nome del nascente Napoli.

Secondo una corrente di pensiero il Napoli nacque proprio in quel 1922 grazie a Emilio Reale il quale, dopo aver promosso la fusione tra il Naples e l’Internazionale Napoli, dando vita all’Internaples, cedette lo scettro della presidenza al facoltoso imprenditore napoletano Giorgio Ascarelli che, dopo una riunione tenutasi presso il ristorante D’Angelo situato sulla collinetta del Vomero, assecondando i dettami del regime fascista, decise di adottare il nome della città partenopea; Napoli per l’appunto.

Dalla nascita all’iscrizione al campionato il passo fu brevissimo e il Napoli, il cui simbolo scelto fu un cavallo, trascorsi appena due mesi dalla fondazione, debuttò nella Divisione Nazionale 1926-27 e lo poté fare per il primo posto conquistato dall’Internaples nel torneo di Prima Divisione Lega Sud dell’anno precedente. Il campionato degli azzurri, guidati dall’allenatore-calciatore austriaco Kreutzer, al quale gli subentrò un altro connazionale, Skasa, nonostante la presenza del paraguaiano Attila Sallustro, il primo vero fuoriclasse a vestire la casacca azzurra, fu, comunque, da dimenticare. Iscritti, infatti, nel girone A giunsero ultimi racimolando un punto appena frutto dello 0-0 casalingo contro il Brescia. Per la cronaca quel campionato non se lo aggiudicò nessuno perché il Torino, giunto primo nel girone finale, si vide revocare il titolo per lo scandalo del caso Allemandi.

Più gratificante fu, invece, il cammino in Coppa Coni dove, anche se non riuscì a superare il girone A dominato dall’Alessandria di Carcano (vincitrice del trofeo dopo aver avuto la meglio nella doppia finale sul Casale), raccolse 9 punti. In virtù dell’ultimo posto il Napoli sarebbe dovuto retrocedere nella serie cadetta ma la Federazione, che volle fortemente le rappresentanti del centro-sud nel campionato prossimo venturo, ripescò i partenopei che, assieme alla neonata Roma (nata dalla fusione tra l’Alba Audace, la Fortitudo e la Roman) e alla neopromossa Lazio, ne completarono il quadro.

La falsa partenza di quell’anno, che indusse i napoletani a fargli cambiare anche il simbolo passato dal cavallo all’asino, nei decenni a venire sarebbe stata solo uno sbiadito ricordo. Oggi, infatti, il Napoli, che negli anni ‘80 del secolo scorso, grazie all’estro di Diego Armando Maradona, riuscì ad arricchire la sala dei trofei mettendo insieme: 2 Scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana e 1 Coppa U.E.F.A. (l’ultimo trofeo conquistato, la Coppa Italia, ha portato a 13 il numero totale di allori), è una delle squadre più titolate del panorama calcistico italiano.