42° Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia… un trionfo sotto le bombe

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Terminato il campionato di Serie A 1942-43, che vide il Grande Torino cucirsi sul petto il primo tricolore della serie, nella stagione 1943-44, in un’Italia divisa tra la Repubblica di Salò e l’avanzata verso nord degli alleati, il calcio (sport considerato assolutamente imprescindibile da Benito Mussolini) continuava a tessere le sue trame con la disputa di tornei ufficiosi, limitati a ristrette aree geografiche, quali: il Campionato romano di guerra (vinto dalla Lazio), il Campionato dell’Italia Libera (vinto dai baresi del Conversano che schieravano a difesa dei pali il grande portiere Costagliola) e la Coppa della Liberazione (vinta dalla Salernitana), ma, su tutti, a tenere banco era il Campionato Alta Italia (torneo ufficiale organizzato dalla commissariata F.I.G.C.) al quale vi presero parte squadre poste sopra la Linea Gotica.

Nelle intenzioni della vigilia la F.I.G.C. al vincitore del campionato avrebbe dovuto assegnare il titolo di Campione d’Italia ma ai Vigili del Fuoco di La Spezia, che si aggiudicarono con pieno merito un torneo giocatosi in un clima che non poteva che essere di guerra, venne, invece, consegnata la Coppa Federale (come successe al Milan nel 1915-16) e dovettero trascorrere ben 58 anni (gennaio 2002) affinchè la stessa F.I.G.C. riconoscesse quel titolo, seppur come onorifico (non equiparabile, quindi, a uno Scudetto), allo Spezia deliberando l’autorizzazione ad apporre sulla divisa ufficiale di gioco un segno distintivo (logo) della vittoria del torneo 1943-44 consistente nella riproduzione della coppa vinta su uno sfondo tricolore. Club spezzino che, in quella stagione, venne sostituito dal Gruppo Sportivo 42o Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia costituito per l’occasione da Semorile, unico dirigente dello Spezia rimasto a gestire la squadra (il presidente Perioli era stato arrestato dai tedeschi e deportato in Germania), e dall’ingegnere Gandino, comandante della locale stazione dei Vigili del Fuoco, che decise di arruolare quasi tutti i calciatori spezzini sottraendoli, così, al richiamo delle armi. Ad essi si aggiunsero: Rostagno, Sergio Persia, fratello di Wando che già militava nello Spezia, e Tommaseo un’artista soprattutto fuori dal campo tant’è che, una volta attaccate le scarpe al chiodo, si dedicherà alla lirica, alla pittura e alla poesia. Come allenatore venne, invece, scelto Ottavio Barbieri, ex difensore del Genoa e della nazionale italiana, che, a poche settimane dal via del torneo, chiese l’ingaggio di altri calciatori rimasti liberi per completare la rosa e fu così che arrivarono: Angelini, Gramaglia,  Medica, Viani e Tori. La squadra era praticamente al gran completo e, in attesa che iniziasse il campionato (l’avvio era previsto per il 2 gennaio 1944), ci si allenava in un Alberto Picco semidistrutto dai bombardamenti e a forte rischio di nuove incursioni aeree.

Gli spezzini, che viaggiavano a bordo di un’autobotte scoperta adattata alla meglio sulla quale si potevano portare anche beni di prima necessità riposandosi ogni qualvolta si recavano in trasferta nelle caserme dei loro colleghi, dopo aver superato le tre fasi regionali (l’ultima ad arrendersi nella finale fu il Bologna di Bruno Maini… felsinei che, dopo la sospensione della gara d’andata per invasione di campo, con i Vigili del Fuoco in vantaggio per la rete di Rostagno, vennero sconfitti a tavolino e, non presentandosi nel ritorno a La Spezia, subirono un altro 0-2 a tavolino), facendo registrare una sola battuta d’arresto, il 2-1 patito a Carpi (la sconfitta di Modena, 4-2, che, comunque, non avrebbe influito sulla qualificazione alla finale contro il Bologna, venne tramutata in uno 0-2 a tavolino per la posizione irregolare dell’attaccante Evaristo Malavasi), accedettero alla finale assieme a Torino FIAT (quell’anno sponsorizzato dalla casa automobilistica torinese) e Venezia. Le tre finaliste si sarebbero affrontate all’Arena Civica di Milano in tre singole partite in data: 9, 16 e 20 luglio… La prima sfida si giocò il 9 luglio e vide contrapporsi i Vigili del Fuoco al Venezia. La permanenza in terra lombarda per parecchi giorni preoccupò molto gli spezzini e decisivo fu il ruolo di Barbieri la cui esperienza e forza d’animo fece comprendere pienamente l’importanza che il momento stava per riservare ai suoi ragazzi.

Il mattino del 9 luglio si partì, così, alla volta di Milano con l’ormai mitica autobotte scoperta ma durante il viaggio a sorprenderli fu un improvviso acquazzone estivo e una volta giunti a destinazione il direttore dei Vigili del Fuoco di Milano nel vederli sporchi e inzuppati d’acqua, mentre stavano rifocillandosi, provvide a far asciugare le divise ma avendole messe troppo vicine al fuoco in parte si bruciacchiarono. Nel primo pomeriggio, dopo tante peripezie, giunsero finalmente all’Arena Civica e ai veneziani, nel vederli come erano conciati, sembrò di dover affrontare dei barboni. Il campo fece, però, subito cambiare idea ai lagunari che, messi sotto dalle rete di Tori dopo essere stati dominati per buona parte del primo tempo, riagguantarono il pareggio con Astorri nella ripresa. A soffrire particolarmente fu il patavino Petron, il calciatore più rappresentativo dei veneziani, che, dopo aver rifilato un pugno a Tommaseo, la cui marcatura asfissiante lo irretì parecchio, venne espulso. Andata in archivio la prima sfida il prossimo avversario degli indomabili ragazzi di Barbieri fu il Torino FIAT guidato dall’ex c.t. della nazionale italiana Vittorio Pozzo. La settimana che precedette l’attesissimo incontro, mentre i granata la vissero tranquillamente disputando finanche un’amichevole a Trieste a scopo propagandistico, per i Vigili del Fuoco fu tutt’altro che serena. Trasferitisi, infatti, a Brescia per volere di Barbieri, furono costretti a nascondersi nei rifugi a causa dei ripetuti bombardamenti in atto e tutti erano preoccupatissimi al punto da voler fare ritorno a casa ma ci pensò ancora una volta Barbieri a prendere in mano la situazione e, alla vigilia della partita, il clima si distese. Domenica 16 luglio a Milano faceva un gran caldo e sugli spalti dell’Arena Civica vi erano qualche migliaio di spettatori pronti ad assistere alla sfida i cui favori, vista la netta differenza tra le due compagini, non potevano che essere per i campioni in carica. Prima del fischio d’inizio accadde, però, un fatto curioso. Vittorio Pozzo si recò negli spogliatoi degli avversari e, dopo essersi complimentato con loro, aggiunse “noi siamo abituati a fare tre quattro gol a partita e oggi tocca a voi”. Gli spezzini la battuta non la presero certo bene ed erano decisi, più che mai, a vendere cara la pelle. Alle ore 16:00 l’arbitro Cipriani di Milano, con i Vigili del Fuoco scesi in campo con… Bani, Wando Persia, Borrini, Amenta, Gramaglia, Scarpato, Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa… e i granata che risposero con… Griffanti, Cassano, Piacentini, Loik, Ellena, Gallea, Ossola, Piola, Gabetto, Mazzola, Ferraris, da il via e si capisce fin da subito che l’esito del confronto sarà tutt’altro che scontato anche perché Barbieri, per sopperire alle deficienze fisiche del momento dovute alla scarsa alimentazione e alla preparazione non ottimale, sistemò Wando Persia nell’inedito ruolo di libero e questo stratagemma mandò in crisi i granata che al minuto 17 andarono sotto di una rete quando l’attaccante nativo di Querceta, Angelini, scagliando un tiro dal limite dell’area di rigore, battè Griffanti. I piemontesi reagiscono subito ma il libero li fa girare a vuoto e, pur riuscendo a pareggiare con Piola, nell’unico minuto di recupero concesso dall’arbitro, vanno nuovamente sotto. A segnare la rete del 2-1 sarà ancora Angelini servito da Costa che, dopo aver rubato un pallone a centrocampo, si era involato in area di rigore servendogli l’assist vincente. Terminato il primo tempo si rientra negli spogliatoi e durante l’intervallo Barbieri si avvicina a Tommaseo dicendogli di seguire in ogni zona del campo Mazzola. Iniziata la ripresa i granata, nonostante soffrano la giornata no di Mazzola, limitato dalla strettissima marcatura di Tommaseo, attaccano rendendosi pericolosi più volte con Piola ma il numero uno spezzino Bani risponde da par suo. Passano i minuti e i Vigili del Fuoco, ormai assediati, si difendono come possono e non ci pensano due volte a scaraventare finanche il pallone in tribuna. Negli istanti finali hanno, però, il pallone per chiudere la partita ma Tommaseo, rimasto stoicamente in campo nonostante in uno scontro di gioco si fosse fratturato un dito, colpendo la sfera con il piede menomato sbaglia. Sull’immediata ripartenza Mazzola ha finalmente campo libero e si invola verso la porta di Bani lasciando partire un tiro violentissimo che sbatte sulla traversa. E’ l’ultima occasione della partita e, al triplice fischio finale del direttore di gara, ciò che sembrava impossibile divenne realtà. L’undici di Vittorio Pozzo, che diede i giusti meriti agli avversari, era stato incredibilmente battuto e ai Vigili del Fuoco per aggiudicarsi il campionato mancava di sapere l’esito dell’ultima sfida. Quattro giorni dopo i granata ritornarono a dettar legge e, battendo il Venezia 5-2, con Mazzola ritornato sugli scudi, permisero agli eroici Vigili del Fuoco spezzini, la cui classifica finale li vide primeggiare con 3 punti, di aggiudicarsi il Campionato Alta Italia scrivendo una pagina di calcio irripetibile in un momento storico tra i più drammatici che l’Italia ricordi.

Per la cronaca, l’anno venturo il campionato di Serie A rimase fermo per il secondo anno consecutivo e qua e là si disputarono diversi tornei ufficiosi, ma ancora limitati a ristrette aree geografiche (il Torneo Benefico Lombardo, che vide affermarsi il Como, fu solo uno tra questi), e si dovette attendere il 1945-46 quando si riprese con il campionato di Divisione Nazionale. Da quando il calcio iniziò a essere praticato ufficialmente il Italia (era l’8 maggio 1898 quando prese il via il primo campionato di football che si sarebbe concluso nella stessa giornata con la vittoria del Genoa…) fu la sesta e ultima volta che il massimo torneo nazionale venne fermato. La prima, a causa della Grande Guerra, cadde nel quadriennio che andò dal 1915-16 al 1918-19 ma, anche durante quel periodo funestato dalle armi, il calcio non smise del tutto la sua attività agonistica.

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