Berlino 15 agosto 1936, l’Italia batte l’Austria e si aggiudica l’oro olimpico

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Le nazionali di Italia e Austria, che sabato 26 giugno, allo stadio Wembley di Londra, si affronteranno per la prima volta nella fase finale di un campionato europeo, nel 1936 si contesero l’oro ai giochi olimpici di Berlino giunti all’undicesima edizione.

Gli azzurri di Vittorio Pozzo, alla loro prima esperienza con i colori della nazionale italiana, centrarono la finale dopo aver avuto la meglio su: Stati Uniti (1-0 con rete di Frossi), Giappone (8-0 con Frossi e Biagi a spadroneggiare e lo spezzino Cappelli a firmare l’ultima rete contro i modesti nipponici) e Norvegia con i favoriti scandinavi (nel turno precedente, con Hadolf Hitler a presenziare all’incontro, avevano fatto fuori la Germania battuta da una doppietta del veterano Isaksen) che vennero messi sotto al minuto 96 del primo tempo supplementare da una rete di Frossi a decretarne il 2-1. Norvegia che avrebbe, poi, conquistato la medaglia di bronzo. Più complicato, e con un alone di mistero, il cammino degli austriaci guidati dal duo James Hogan-Hugo Meisl che, nonostante il 4-2 patito contro il forte Perù nei quarti di finale (partita annullata e mai più rigiocata per il ritiro della nazionale andina ritenutasi scippata…), giunsero all’appuntamento berlinese battendo l’Egitto negli ottavi di finale e la Polonia in semifinale.

La finale si giocò il 15 agosto allo stadio Olimpico di Berlino con il pubblico di casa a tifare apertamente per l’Austria prossima all’Anschluss ma, nonostante il clima non fosse certo favorevole per gli azzurri, a vincere fu l’Italia. L’eroe che le consegnerà il primo e, finora, unico oro olimpico (8 anni dopo la conquista della medaglia di bronzo che venne bissata nel 2004) fu Frossi autore di una doppietta (prima rete sugli sviluppi di un traversone dal fondo e seconda dopo una corta respinta di Eduard Kainberger) anche se per battere gli austriaci, che avevano riacciuffato il provvisorio 1-1 con Karl Kainberger, servirono 120 minuti tiratissimi.

Il successo in terra teutonica consacrò una nazionale inizialmente poco accreditata che ebbe nell’occhialuto Frossi (l’attaccante friulano in procinto di passare all’Ambrosiana Inter essendo affetto da miopia giocava con gli occhiali…) il suo autentico trascinatore; una nazionale che, in quell’agosto del 1936, salì sul gradino più alto scendendo in campo con: Venturini, Foni, Rava, Baldo, Piccini, Locatelli, Frossi, Marchini, Bertoni, Biagi, Gabriotti. Interpreti quasi sconosciuti (solo: Baldo, Foni, Frossi e Rava, avrebbero, poi, giocato ad alti livelli) di una nazionale che ebbe il merito di scrivere una pagina di calcio che rimarrà per sempre scolpita negli annali.