Enrico Etna: il maestro dei numeri uno

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Nel gioco del calcio, il ruolo del portiere è sicuramente quello più affascinante: è lui, in quanto ultimo uomo, che in un attimo può salvare o condannare la propria squadra. Per questo, ed altre ragioni, difendere la porta non è facile, serve concentrazione, responsabilità, senso della posizione e molte abilità che in un attimo possono innalzarlo ad eroe o ad antagonista della partita.

Quando si è piccoli, la difesa della porta viene generalmente affidata a chi non è bravo a ricoprire gli altri ruoli, ma c’è chi sceglie di indossare i guanti perché spinto da una passione interiore. Questo è proprio il caso di Enrico Etna, uno dei più grandi portieri del nostro calcio e brillante preparatore dei portieri per squadre come la Reggina e il Crotone: “La scelta di fare il portiere è stata istintiva. All’epoca ero solo un ragazzino, giocavo sui marciapiedi fatti di cemento dalla mattina alla sera. Per un portiere buttarsi a terra non è facile, ci vuole coraggio e passione. Queste sono caratteristiche che ho sempre avuto. Non puoi costruirle, devi averle dentro.

La sua carriera da calciatore è stata lunga e proficua e il suo palmarès vanta diverse vittorie e non una singola retrocessione. Nel 1968/69, Etna inizia a giocare nel settore giovanile della Nuova Igea e due anni dopo passa in prima squadra, militando in Serie D. Nel 1974 inizia una lunga parentesi in Calabria, precisamente a Rossano, dove indossa la maglia rossoblù per 4 anni fino al 1978, tra Promozione e Serie D. Nel 1975/76 il suo curriculum si arricchisce con la vittoria del Torneo delle Regioni in Rappresentativa, il primo nella storia della Calabria. Nel 1978/79 gioca per una stagione nella Ligny Trapani e l’anno successivo veste per 4 anni la maglia del Siderno. Dopo una parentesi di un anno nella Morrone Calcio e una di 4 anni a Locri, Etna appende i guantoni al chiodo nel 1989/90 a Siderno in Serie D.

Le sue doti e qualità, come la tenacia, la determinazione, e prima di ogni cosa, la passione irrefrenabile per il suo ruolo, hanno spinto Etna a difendere la porta egregiamente, con dignità e rispetto: “All’epoca il calcio era diverso, pur di non prendere goal e di non concedere a nessuno di segnare ero disposto a correre qualsiasi rischio. Non avevo paura di nulla.

In una carriera di tutto rispetto, il rammarico più grande è stato quello di non poter realizzare il sogno di una vita, ovvero giocare in Seria A: “Ci sono andato molto vicino. Quando ero a Rossano ero stato preso dal Catanzaro, poi però sono stato sfortunato per una serie di motivi e non si è fatto più niente. Purtroppo nel calcio ci sono episodi che possono andare bene e altri che non vanno. Dopo la fine della mia carriera ho avuto la fortuna di allenare e da questo lavoro ho avuto tantissime soddisfazioni, mi ha ripagato.

La carriera di Etna come preparatore dei portieri inizia nel 1990 a Reggio Calabria e dal 2001 al 2008 proseguirà a Crotone sotto la guida dell’allenatore Giampiero Gasperini. In quegli anni, tra i colori granata e rossoblù, Etna ha la possibilità di allenare portieri ben noti nel mondo calcio: “A Reggio ho allenato ragazzi come Taibi, Scarpi, Orlandoni, Micillo, e Belardi, quest’ultimo è stato selezionato da me ed è diventato poi il primo portiere della squadra; a Crotone invece, sono stato il preparatore di portieri tra cui Mirante, Padelli, Pagotto, Soviero e Concetti”.

Il periodo che Etna ricorda con particolare gioia è quello trascorso a Reggio Calabria, dove ha potuto vivere e contribuire alla prima storica promozione in Serie A della squadra granata: “La parentesi a Reggio non la dimenticherò mai. È una di quelle situazioni che non ti aspetti e quando ti capita ti lascia il segno e non la scordi facilmente. Ringrazio il Presidente Lillo Foti, il direttore generale Iacopino, il Direttore Sportivo Martino che hanno fatto la storia della Reggina. Un grazie anche ai tifosi per tutto il loro affetto, allo staff, agli allenatori, tra cui Enzo Ferrari che mi ha dato tanti consigli e mi ha aiutato a crescere. A Reggio eravamo una famiglia, Lillo Foti diceva che quella era un’azienda e, in quanto tale, il buon funzionamento di tutto l’organico dipendeva da noi addetti ai lavori. Se lavori bene ottieni ottimi risultati e fai crescere la società.

A proposito dell’ambiente reggino, Etna sottolinea come rispetto agli anni passati, il settore giovanile sembra aver subito un crollo: “Mi dispiace perchè io ho fatto parte della Reggina e ci tengo particolarmente. Vorrei che la squadra e tutto l’ambiente ritornasse come quello di un tempo. È un peccato perché c’è una struttura che può far crescere tanti ragazzi. Sotto la mia guida sono cresciuti giovani promettenti che avevano la passione e la voglia di lavorare.”

La figura del portiere è una delle più complesse perché richiede una determinata preparazione fisica e mentale, oltre che caratteristiche specifiche. Inoltre, negli ultimi anni c’è stata un’evoluzione delle sue abilità tecniche che devono essere applicate ad un maggiore coinvolgimento nella fase di costruzione: “Il portiere deve essere autorevole, intelligente nella gestione delle varie situazioni, agile, esplosivo. Oggi, però, è raro vederli effettuare una parata. Io preferisco quel portiere che esce dalla porta, che mette paura agli attaccanti, che ha il giusto tempismo e una buona dose di cattiveria. Ovviamente devono essere bravi anche con i piedi, ma gli allenatori pretendono che sappiano necessariamente giocare la palla e questo può portare a commettere più sbagli. Per questo motivo già da piccoli è importante che i portieri siano impostati alla lettura di varie situazioni.

Dietro un ottimo portiere, c’è sempre un ottimo preparatore. Quest’ultimo ricopre un ruolo importante perché ha la funzione di saper gestire al meglio gli allenamenti: “Mi sono sempre occupato personalmente della preparazione atletica dei portieri perché solo chi ha giocato in porta sa su cosa lavorare. Inoltre, è importante differenziare i lavori in base alle necessità e alle caratteristiche fisiche di ognuno”.

Nel suo ruolo di preparatore, Etna ha sempre dimostrato grandi abilità in un tipo di approccio che prevede anche una spiccata attenzione alla sfera psicologica del portiere: “Il lavoro che ho svolto con i portieri riguardava soprattutto il mantenimento della concentrazione e il rafforzamento mentale dei ragazzi.  Ricordo Massimo Taibi, quando è arrivato non aveva una buona forma fisica, ma non l’ho mai massacrato. Su di lui ho svolto un lavoro che ha richiesto molta pazienza. All’epoca aveva 30 anni e in quel caso lavorare sulla psicologia del portiere è stata una chiave essenziale. Io ad esempio non gli ho mai imposto nulla perché, per il suo tipo di carattere, avevo capito che l’avrebbe fatto controvoglia e questo è controproducente. In generale, i portieri devono fare lavori mirati e che li stimolino a fare di più. Oggi, invece, gli allenatori si concentrano solo sulle partitelle e allenamenti da 40 minuti su calci piazzati dove il coinvolgimento del portiere è ridotto al minimo.

La sfida più importante per un portiere è innanzitutto contro sé stesso. Per raggiungere ottimi risultati deve essere disposto a lavorare duramente, fare sacrifici, ma con passione: “L’importante è non mollare mai, bisogna sempre lavorare e studiare perché tutti, con la giusta volontà, possono farlo. Il lavoro alla lunga ripaga, se non si fa con passione e pazienza non si fa nulla. Sembra facile ma non lo è.

Dalle parole di Enrico Etna emerge tutta la sua gratitudine nei confronti di ogni persona con la quale ha lavorato e verso il suo mestiere, che ha potuto ripagarlo di tante soddisfazioni e momenti indimenticabili: “A Reggio ogni sabato mattina io e Taibi da una parte, Andrea Pirlo e Baronio dall’altra, ci sfidavamo sui tiri. La scommessa era riuscire a parare almeno due rigori, qualche tiro riuscivo a bloccarlo, ma era difficile soprattutto con Pirlo che non ne sbagliava uno. Ricordo anche Taibi e Belardi in allenamento che provavano i colpi di testa sui cross e alla fine è capitato che Taibi, in una partita contro l’Udinese, segnasse proprio di testa. A Crotone, invece, ricordo di aver allenato Davide Dei, lui metteva in pratica tutti gli allenamenti ed è stato bravo perché ha preso tutti miei insegnamenti. Ora che anche lui è preparatore mi dice sempre che ripropone tutto quello che facevamo insieme 20 anni fa. È una soddisfazione per me il fatto che tutti i portieri che ho allenato hanno fatto bene.

Per concludere, Etna si augura che la Reggina possa tornare a splendere come ai vecchi tempi e che si possa far rinascere quel settore giovanile che lui ha curato e onorato con tanta forza e passione. La speranza è anche di poter tornare ad allenare dei futuri grandi portieri, proprio nel posto in cui si è sentito a casa: “Sarebbe una bella soddisfazione poter tornare a Reggio Calabria nel settore giovanile e far crescere i portieri più giovani, così come quelli della prima squadra. La città e la squadra sono nel mio cuore e so che anche io, lì, ho costruito qualcosa”.

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