Giuseppe Cogliandro, il più grande talento palmese che vestì neroverde

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Nato a Palmi nell’anno nel quale la Palmese era alle prime battute del campionato di Promozione (quello del gran ritorno in Serie C dopo i memorabili anni ’30) Giuseppe Cogliandro (anche se si rammenta di un certo Giovanni Corallo nato anch’esso a Palmi) è stato il più grande talento palmese ad aver vestito i colori neroverdi.

La sua carriera in prima squadra, dopo la classica trafila con le giovanili, inizia sul finire degli anni ’60 quando la Palmese era guidata dal tortonese Luigi Soffrido. Erano gli anni della Serie D. Il talento del giovane attaccante (nel 1968-69 alla prima a Palermo contro il Cantieri Palermo scese in campo al posto di Savoia lasciando subito il segno) non passa certo inosservato e dopo appena un anno arriva il prestigioso salto in Serie C direzione Derthona. Compagine dell’alessandrino che nella prima metà degli anni ’20 avrebbe preso parte alla massima serie affrontando avversarie del calibro di: Bologna, Genoa, Juventus e Milan. Con i leoncelli rimane due stagioni segnando un discreto gruzzolo di reti. Il primo anno risulterà il migliore realizzatore dell’undici di Ubaldo Narducci sbloccando all’ultimissima giornata la decisiva sfida in chiave salvezza contro il Verbania battuto 3-0 con una doppietta del veterano Cella a far banchettare i padroni di casa; nel secondo (dopo un precampionato nel quale il Derthona affronterà in amichevole al Fausto Coppi il Genoa) segnerà di meno ma la rete contro il portiere dell’Udinese, ex Inter, Miniussi, che dopo averlo scartato lo vedrà fiondarsi in porta con il pallone, sarà memorabile.

Nell’autunno del 1971, visionato finanche dall’allenatore della Sampdoria e futuro allenatore della nazionale Fulvio Bernardini, si trasferisce al Sorrento appena promosso in Serie B per la prima volta nella sua storia. Con i rossoneri dell’armatore Achille Lauro, i cui punti di forza erano i futuri campioni d’Italia, con le maglie di Lazio e Napoli, Franzoni e Bruscolotti, l’annata si rivelerà, però, sotto tono. Retrocessione in Serie C, 2 presenze appena contro Catania e Modena (subentrando a Landini e all’ex neroverde Bozza), nessuna rete e per Cogliandro è tempo di disfare le valige per intraprendere una nuova avventura. Avventura che lo porterà a scendere di una categoria vestendo i colori dell’Imperia dove andrà a far coppia con il forte attaccante vicentino Geremia. Imperia nella cui rosa vi era Carmelo Cuccureddu, fratello del più famoso Antonello. In terra ligure alloggia un anno soltanto mettendo insieme 25 presenze e 5 reti. La prima il 22 settembre 1972 quando, allo scoccare della prima giornata, l’Imperia dell’ex milanista Luigi Bonizzoni, “el cines” (soprannome affibbiatogli dal giornalista e scrittore Gianni Brera), prevarrà sull’Istituto Sociale Cafasse 1-0; poi a cadere sotto i suoi colpi saranno: Borgo Manero, Pro Patria, Ilva Novese e da ultima, con Bonizzoni che nel frattempo avrebbe lasciato il posto all’allenatore-calciatore Faustino Turra, la Juventus Domo battuta il 20 maggio 1973 in Piemonte 0-1.

Curiosamente ogni qualvolta Cogliandro segnava (fu vicecapocannoniere dei suoi venendo staccato solo dal compagno di reparto Geremia che di reti ne avrebbe siglato 11) i neroazzurri portavano sempre a casa la vittoria. Chiusasi la parentesi con l’Imperia, che centrerà il quarto posto alle spalle di: Ignis Varese, Albese e Gaviese (promossa in Serie C), emigra verso il meridione accasandosi all’Angri che militava in Serie D. Al termine della stagione, nel corso della quale l’Angri affronterà l’altra Palmese (i rossoneri di Palma Campania), la compagine grigiorossa retrocederà assieme a Flacco Venosa e Cavese e Cogliandro decide di ritornare nella Palmi che lo aveva lanciato nel professionismo ma, nonostante la sua classe cristallina continuasse a deliziare la platea, la sua parabola calcistica, fatta di dribbling ubriacanti e velocità fuori dal comune unite a una strabiliante elevazione, era quasi al capolinea.

Durante il brillante biennio con il Derthona, oltre a vedersi tessere le lodi da Gianni Brera rimasto estasiato nel vederlo giocare durante un’amichevole, scrisse di lui un giornalista locale nel 1970 (anno dei famigerati mondiali messicani) “in tutta Italia si parla di Riva a Tortona si parla di Cogliandro”.