I giocatori che hanno fatto la storia della Reggina: Shunsuke Nakamura

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Il soggetto che quest’oggi andremo a raccontare non è uno di quei classici giapponesi che hanno cambiato il mondo grazie al proprio genio. Non è il fondatore della Sony o della Panasonic, né quantomeno un ingegnere della Honda o della Yamaha o un imperatore dell’Età moderna. È un ragazzo che ha sempre voluto lottare e sudare per uno scopo, pur non essendo mai stato un lottatore di sumo. Di sicuro, non mancava di creatività, anche se con gli anime e con i manga non aveva niente a che vedere. E la sua fama non è nemmeno dovuta alla sua abilità nelle arti marziali. Ma insomma, se non ha a che fare con tutto ciò, alla fine, chi è costui? Perché è famoso a Reggio e in tutta Italia?

Shunsuke Nakamura è famoso per essere uno dei calciatori giapponesi più forti di sempre e che più hanno fatto innamorare la tifoseria reggina. Già, perché nonostante le sue prestazioni in campo non fossero sempre continue, anche Nakamura è uno dei simboli di quella squadra e, con il passare del tempo, è diventato anch’egli un’icona molto nostalgica. La sua maglia numero 10 è, infatti, ancora oggi, una delle più vestite dai tifosi amaranto allo stadio.

Non tutti lo sanno, ma Nakamura è ancora un giocatore in attività. Infatti, nonostante i suoi 41 anni suonati, gioca nel Yokohama FC, club che milita nella J1 League, ovvero la massima divisione del campionato giapponese. Oltre all’esperienza alla Reggina, il fuoriclasse giapponese ha giocato con gli scozzesi del Celtic, dove ha contribuito ai successi della squadra in ambito nazionale e dove è stato il primo giapponese a segnare in Champions League, e con i catalani dell’Espanyol. Dal 2010, è tornato in patria. A livello internazionale, invece, vanta 98 presenze e 24 gol con la nazionale nipponica, con cui ha conquistato due Coppe d’Asia.

Centrocampista offensivo abbastanza attivo in zona-gol, predilige giocare sulla fascia destra per poi accentrarsi sul mancino. Non è mai stato particolarmente veloce, anche se dotato di un grande dribbling con cui riusciva spesso a disorientare gli avversari. Ma quello in cui Nakamura eccelle sono, senza dubbio, i calci piazzati. Infallibile nei rigori, altrettanto nelle punizioni. A testimoniare tutto ciò questa curiosa statistica: con la maglia amaranto, il calciatore nipponico ha segnato in totale 12 gol di cui 10 su calcio piazzato e solo 2 su azione.

Nonostante la netta differenza culturale tra l’Italia e il paese del Sol Levante, Nakamura non ebbe affatto problemi di integrazione. Ciò è dovuto, in parte, al carattere semplice e genuino che lo contraddistingueva, ma in primo luogo anche alla capacità dello spogliatoio amaranto, in particolare di Giovanni Morabito, a cui il giapponese era stato “affidato”, di farlo sentire subito a proprio agio. Basti pensare che persino Nakamura, come Mozart, memorizzò qualche frase del dialetto reggino: “mi scialai”, letteralmente “mi sono divertito”, era quella che usava più spesso.

Arrivò in riva allo Stretto nel 2002, venendo prelevato dal Yokohama F·Marinos, e ci resterà fino al 2005. Come riportato in precedenza, la continuità nelle prestazioni non era il suo forte. Infatti dopo una prima stagione molto positiva, in cui segnò 7 gol in 32 partite contribuendo alla salvezza dei calabresi, fece fatica a ripetersi nelle successive due anche a causa di qualche infortunio. Tuttavia, durante gli anni in cui il giapponese militava alla Reggina, scoppiò una sorta di Nakamura-mania. C’è da dire che oltre al grande affetto dimostrato dai tifosi reggini, altrettanto importante era il tifo da parte dei suoi connazionali. Molti erano, infatti, i tifosi provenienti dal Giappone che si recavano al Granillo per ammirare dal vivo le sue prodezze.

L’affare Nakamura fu importante non solo per l’acquisto del giocatore in sé, ma anche dal punto di vista di crescita dell’immagine del club e della città stessa. Durante quel periodo, Reggio non era solo la città dello Stretto, dei Bronzi o del chilometro più bello d’Italia. Per i giapponesi Reggio diventò soprattutto la città in cui giocava Nakamura, e la Reggina, di conseguenza, riuscì a rafforzare la propria immagine non solo al dir fuori dello Stivale, ma addirittura fuori dal continente.

Nakamura non fu, però, l’unico giapponese a militare in Italia in quegli anni. Ricordiamo l’altrettanto famoso Nakata (Perugia, Roma, Parma, Bologna, Fiorentina), poi Nanami (Venezia), Yanagisawa (Sampdoria, Messina), Morimoto (Catania), Ogasawara (Messina). Invece, il primo calciatore giapponese in assoluto a giocare in Serie A fu Kazuyoshi Miura, quando nel 1994 fu acquistato dal Genoa. Negli ultimi anni, anche la città di Milano ha accolto due calciatori nipponici, Nagatomo e Honda, che hanno giocato rispettivamente nell’Inter e nel Milan. Per di più, nell’ultimo calciomercato invernale un altro calciatore del Sol Levante è arrivato a Genova, questa volta sponda Samp. Si tratta del difensore Maya Yoshida, prelevato dal Southampton e già capitano della nazionale.

Il binomio Giappone-Italia dal punto di vista calcistico, seppur minimamente impensabile una ventina di anni fa, è diventato ormai sinonimo di normalità. La Reggina, con l’acquisto di Nakamura, fu una delle prime società in Italia ad investire economicamente su un calciatore proveniente dal Sol Levante, riuscendo col tempo a raccogliere i frutti del proprio lavoro.

Per quanto riguarda il Nakamura calciatore, i tre anni di militanza nella Reggina possono essere divinamente riassunti così:

 

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