Il Genoa e quel cimelio del calcio che fu ideato da Henri Arthur Dapples

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Dal 1898 al 1956-57 il Genoa (condividendone il primato per un anno con la Pro Vercelli e per sei anni con la Juventus) è stato sul podio per numero di Scudetti vinti finché, terminata la stagione 1957-58, dovette abdicare in favore della stessa Juventus che, dopo due annate condotte nel più completo anonimato, si sarebbe aggiudicata lo Scudetto della stella. Tricolore che i bianconeri avrebbero matematicamente fatto loro a tre giornate dal termine del campionato dopo lo 0-0 casalingo contro la Fiorentina che non avrebbe più permesso agli stessi gigliati, e alle inseguitrici Padova e Napoli, di poterli riagguantare. Per i rossoblù, che nel corso della stagione sarebbero stati guidati prima da Renzo Magli e poi da Annibale Frossi, il campionato non fu certo esaltante e fu solo grazie a un finale di stagione in crescendo che evitarono quella che sarebbe stata la terza retrocessione della loro storia in Serie B.

Pur avendo perso un primato che si portava in dote da ben sessant’anni, il sodalizio calcistico italiano più longevo (la data di fondazione risale al 7 settembre 1893) rimane, pur sempre, una delle squadre più influenti del calcio italiano (la Coppa Fawcus e la Coppa Spensley, trofei assegnati alle squadre vincitrici dei campionati di massima serie tra il 1901 e il 1907, vennero donati alla F.I.F. da George Fawcus e da James Spensley presidente e calciatore dei liguri) il cui palmarès contempla: 9 Scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Coppe delle Alpi, 1 Coppa dell’Amicizia italo-francese e 1 Coppa Anglo-Italiana. Un capitolo a parte, a sancire ancor di più l’indelebile segno lasciato nell’epoca pioneristica del calcio italiano, lo merita la Palla Dapples (trofeo in argento raffigurante un pallone con tanto di cuciture, donato al sodalizio ligure dal vicepresidente ed ex calciatore genoano Henri Arthur Dapples, messo in palio dal Genoa tra il 1903 e il 1909) che, in un periodo ricco di coppe e trofei tra i più variegati, giocati amichevolmente ma all’insegna del puro agonismo (altri due particolarmente rinomanti furono la Medaglia del Re e la Coppa Goetzlof), attirò le maggiori attenzioni a tal punto da essere più ambita del campionato per come tramandato dalle cronache del tempo. A vincerla, o per meglio dire a custodirla, visto che la sua originale formula challenge prevedeva che la detentrice l’avrebbe rimessa in palio contro la prima che l’avesse sfidata inviando, a mano o per telegramma, la lettera di sfida (detentrice che avrebbe giocato in casa cedendola solo in caso di sconfitta), furono: Milan (che l’avrebbe custodita 22 volte), Genoa (13), Torino (5), Pro Vercelli (3), Juventus (2), Andrea Doria (1) e U.S. Milanese (1). A custodirla, ma senza riuscirci, ci provarono anche: Torinese, Ausonia, Libertas Milano e Spinola. Il tutto fino alla fatidica data del 26 dicembre 1909 quando, a distanza di quello storico 20 dicembre 1903 con Genoa e Andrea Doria a battezzarne la prima sfida, partita finita 1-1 che premiò i rossoblù padroni di casa, il Genoa, rifilando un sonoro 10-0 ai modesti concittadini dello Spinola, l’avrebbe fatta sua definitivamente chiudendo, così, un periodo intriso di romanticismo. Da quel giorno per la Palla Dapples (trofeo oggi custodito nel Museo della Storia del Genoa assieme ad altri cimeli tra i quali la Coppa Duca degli Abruzzi) non ci sarà più spazio e l’attenzione si concentrerà verso quel campionato che, dopo i contrasti del 1908 e del 1909, confluiti nella disputa di altri due tornei paralleli vinti dalla Juventus ma non riconosciuti dalla nascitura F.I.G.C., sarebbe giunto alla sua 13a edizione riprendendosi, così, le scene degli appassionati footballers.