Italia, 53 anni orsono l’unico successo nel campionato europeo

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Venerdì 11 giugno 2021, con la sfida tra Turchia e Italia ad aprire i giochi, prenderà il via l’edizione numero 16 del campionato europeo di calcio che, tra le 24 partecipanti, vedrà per la prima volta ai nastri di partenza la Finlandia e la Macedonia del Nord. Un torneo che, a differenza dei precedenti, sarà itinerante visto che si giocherà in 12 nazioni nelle città di: Amsterdam, Baku, Bilbao, Bucarest, Budapest, Copenaghen, Dublino, Glasgow, Londra, Monaco di Baviera, Roma e San Pietroburgo.

Nato nel 1960 su un’iniziativa del francese Henri Delaunay, portata a compimento dal figlio Pierre, nell’albo d’oro primeggiano la Germania e la Spagna (3 titoli a testa) seguite dalla Francia con 2 titoli; un titolo a testa, invece, per: Cecoslovacchia, Danimarca, Grecia, Italia, Olanda, Portogallo e Unione Sovietica.

L’unico successo della nazionale azzurra, che dopo la vittoria nel mondiale del ’38, aveva patito solo cocenti delusioni, risale al lontano 1968 quando il campionato europeo si giocò per la prima volta in Italia. L’accesso alla fase finale gli azzurri di Ferruccio Valcareggi lo ottennero dopo il primo posto nel gruppo 6 (Italia che mise insieme 11 punti, contro i 6 della Romania, i 5 della Svizzera e i 2 di Cipro che nel novembre del ’67 venne battuto 5-0, tripletta di Riva e doppietta di Mazzola, al San Vito di Cosenza in quella che fu la prima della nazionale italiana in Calabria) e l’eliminazione della Bulgaria nei quarti di finale superata a Napoli 2-0 (reti di Prati e Domenghini); risultato che ribaltò il 3-2 in favore dei bulgari patito a Sofia. Oltre all’Italia, ad accedere alla fase finale del torneo furono: Inghilterra, Jugoslavia e Unione Sovietica.

Il tutto si consumò in appena sei giorni (5/10 giugno 1968). Il primo confronto andò in scena il 5 giugno contro l’Unione Sovietica allo stadio San Paolo di Napoli. Russi che, due anni prima, battendo gli azzurri di Edmondo Fabbri li avevano estromessi dal catastrofico mondiale inglese del ’66 il cui punto più basso fu la clamorosa sconfitta contro la Corea del Nord vittoriosa con l’ormai famosa rete di Pak Doo-ik. La partita, che si allungò fino ai tempi supplementari, si chiuse sullo 0-0 e a decretare l’accesso alla finale dell’Italia, che durante i 120 minuti non fu certo fortunata (giocò in dieci dopo una manciata di minuti dall’avvio, infortunio di Rivera, in nove i tempi supplementari, infortunio di Bercellino, e colpì anche un palo con Domenghini), fu il favorevole lancio di una monetina (lancio ripetuto due volte…) nel gran segreto degli spogliatoi come imposto dal regolamento. Tre giorni dopo va in scena la finale allo stadio Olimpico di Roma contro la Jugoslavia di Rajko Mitić, che aveva eliminato l’Inghilterra campione del mondo in carica, ma l’1-1 scaturito dopo i tempi supplementari (vantaggio degli slavi con Džajić e pareggio di Domenghini) costrinse le due squadre a rigiocare due giorni dopo, sempre nella capitale, e per gli azzurri, rivoltati da Valcareggi come un calzino, che spedì in campo: Riva, ripresosi dall’infortunio che lo tormentava, Salvadore, Rosato, De Sisti e Mazzola, con i fidati: Zoff, Burgnich, il capitano Facchetti, Guarneri, Anastasi e Domenghini a completare l’undici, il 2-0 colto in quella felicissima serata del 10 giugno 1968 (reti, nella prima mezz’ora, di Riva, sinistro a due passi da Pantelić, e del catanese in forza al Varese Anastasi, al suo secondo gettone in maglia azzurra, gran destro al volo su assist di De Sisti) ne decretò il primo e finora unico successo nel campionato europeo in un Olimpico festante che omaggiò gli azzurri è il loro condottiero “uccio”, che nel mondiale messicano di due anni dopo li porterà a giocarsi la finale al cospetto del più grande Brasile di sempre, con una grande fiaccolata.